Aforisma del giorno

Il calore scioglie mentre il freddo congela. Una goccia di ghiaccio in un luogo caldo si espande e copre uno spazio più ampio, mentre una goccia d’acqua in un luogo freddo congela e si riduce. Il pentimento ha l’effetto di diffondere una goccia in una sfera calda, facendo sì che il cuore si espanda e diventi universale, mentre l’indurimento del cuore provoca una limitazione.

Bowl of Saki 23 Luglio, Hazrat Inayat Khan.

Benvenuto

In coordinazione con l’attività del INTERNATIONAL SUFI MOVEMENT –USA sotto l'amorevole guida  di MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO il GRUPPO DI STUDIO SU HAZRAT INAYAT KHAN si propone di offrire una serie di traduzioni italiane di letture tratte dai testi di Hazrat Inayat Khan che consentano di approfondire la conoscenza, lo studio e la contemplazione del Messaggio Sufi. Questo corso di studi può essere iniziato in qualsiasi momento utilizzando anche le precedenti traduzioni in archivio. Questo consentirà di avere sempre a disposizione contemporaneamente alla traduzione italiana la versione originale inglese.

La speranza è che questo studio sia d’aiuto ad approfondire la propria vita interiore e insieme a consolidare la propria vita esteriore.

Possa questo viaggio nel Messaggio di Hazrat Inayat Khan portare luce, pace e benedizione infinite nelle nostre vite.

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

Tatto (da 'Privilegio di essere Umani')

Il tatto è il filo che connette cielo e terra rendendoli una cosa sola. Il tatto quindi non si impara dall'intelligenza terrena. Le qualifiche terrene non rendono un uomo veramente delicato; potrebbe imitare una persona che ha tatto, ma la raffinatezza di modi è diversa dalla gentilezza. Da dove viene il tatto? Il tatto viene dalla parte più profonda del cuore umano, perché è un senso che viene sviluppato dalla comprensione umana. Una persona egoista, quindi, non può mostrarsi delicata fino alla fine. Forse inizierà con l'avere tatto ma finirà col perdere questo spirito, perché il falso tatto non persisterà. È solo ciò che è vero, oggetto o persona che sia, che può permanere.

Avere tatto viene dalla nostra considerazione per un altro, e questa considerazione viene dalla nostra sensibilità, dalla nostra comprensione reciproca. Cos'è la considerazione? La considerazione è sentire:" Tutto ciò che è sgradevole, ripugnante, spiacevole per me, non devo causarlo ad un altro". Da questo sentire il tatto si sviluppa in saggezza. Un uomo potrebbe essere molto istruito, molto abile, molto influente, e tuttavia non avere tatto. Avere tatto è il segno dei grandi; i grandi statisti, i re, i leader, gli eroi, gli uomini molto eruditi, i grandi servitori dell'umanità erano pieni di tatto. Vinsero i loro nemici, i loro peggiori avversari, con il loro tatto; realizzarono le cose più difficili nella vita con il potere del tatto. Non si può mai dire:" Ho abbastanza tatto". Non è mai abbastanza. Una persona veramente piena di tatto, avendo dimostrato di non avere abbastanza tatto nella vita quotidiana, è molto più scontenta di se stessa di una persona priva di tatto.

Più si diventa maggiormente capaci di tatto più si è scontenti di se stessi, perché ci sono moltissime manchevolezze: azioni che si manifestano in modo automatico, parole che sfuggono dalle labbra, e allora la persona che ha tatto pensa e vede che non si è comportata nel modo giusto. Ma come dice Saadi: " Una volta che lo hai fatto, tu allora uomo che hai tatto, ti penti per questo. Questo non è il momento di pentirsi, avresti dovuto controllarti prima".

Si diventa pieni di tatto tramite l'auto disciplina, si sviluppa tatto con l'auto-controllo. Una persona che ha tatto è discreta, fine, poetica; mostra una vera erudizione e un'intelligenza sottile. Molti dicono:" Come possiamo avere tatto e nello stesso tempo essere sinceri? Molti guardano la finezza della persona che ha tatto dicendo: "Ipocrita!" 

Ma a cosa serve una verità che viene scagliata sulla testa di una persona come una grossa pietra, rompendogliela? Una verità che non ha bellezza, che genere di verità è? Il Corano dice: “Dio è bello". Se non fosse bello allora le anime in cerca di bellezza e gli esseri intelligenti non andrebbero in cerca della verità. 

Non è sempre necessario dire cose che potrebbero altrettanto bene non essere dette. Molto spesso è una debolezza da parte di una persona lasciar cadere una parola che avrebbe potuto essere evitata. È l'anima che ha tatto che diventa grande, perché non si esprime sempre esteriormente. Perciò il suo cuore, accogliendo volentieri la saggezza, diventa più ampio; diventa un serbatoio di saggezza, di sollecitudine. È la persona che ha tatto che diventa popolare, che è amata; ed è la persona che ha tatto che la gente ascolta. Inoltre, è grazie al tatto che manteniamo l'armonia nella nostra vita. Altrimenti, la vita si trasforma in un mare in tempesta. Le influenze che arrivano da tutto intorno a noi nella vita quotidiana sono sufficienti per disturbare la pace delle nostre esistenze, e se fossimo privi di tatto in aggiunta a questo, cosa ne sarebbe di noi allora?

Ci sarebbe una continua tempesta nella nostra vita e non potrebbe mai esserci pace. È grazie al tatto che creiamo un bilanciamento contro tutte le influenze disarmoniche che hanno un effetto discordante sul nostro spirito. Quando la disarmonia sopraggiunge da ogni parte e noi siamo creativi di armonia, la controbilanciamo, e questo rende la vita più facile da sopportare. Che cosa sono bontà, devozione, ortodossia, senza saggezza, senza tatto? Cosa realizzerà una brava persona con la sua bontà, se non è in grado di donare gioia e felicità con ciò che dice e fa? A cosa serviranno la sua devozione o la sua spiritualità, se non crea felicità per coloro che vengono a contatto con lei? È dunque con il tatto che incominciamo il nostro lavoro di guarigione di noi stessi e degli altri. 

I Sufi di tutte le epoche erano noti per la loro bella personalità. Non significa che tra loro non ci siano state persone con grandi poteri, poteri meravigliosi e saggezza. Ma oltre a tutto questo, ciò che era molto conosciuto dei Sufi era il lato umano della loro natura: quel tatto che li armonizzava al saggio e allo sciocco, al povero e al ricco, al forte e al debole, a tutti. Incontravano tutti sullo stesso piano, parlavano a tutti nella loro lingua. Cosa insegnò Gesù quando disse ai pescatori:

"Venite qui, farò di voi dei pescatori di uomini"? Non significava:” Vi insegnerò il modo con cui otterrete il meglio dagli uomini". Intendeva soltanto: il vostro tatto, la vostra comprensione, apriranno le braccia davanti ad ogni anima che arriverà, come le braccia di una madre si allargano per i suoi piccoli.

I Sufi dicono: "Nessuno di noi è qui per diventare un angelo", né per vivere come fanno gli animali. Siamo qui per comprenderci l'un l'altro e per portare agli altri la felicità che cerchiamo sempre".

Sì, ci sono molte spine sul sentiero della vita, ma osservando noi stessi vediamo gli stessi difetti, se non di più, degli altri che pungono come pungiglioni, come spine. Quindi se risparmiamo agli altri la spina che proviene da noi, daremo un grande aiuto ai nostri simili, e questo non è un piccolo aiuto! È avendo tatto che realizziamo il nostro dovere sacro, che pratichiamo la nostra religione.

Perché come rendiamo felice Dio? Rendiamo felice Dio cercando di rendere felice l'umanità.

Il bisogno di umanità ai giorni nostri

Gatheka Sociale 

Il messaggio del Movimento Sufi è un appello all'umanità in genere ad unirsi in una fratellanza mondiale al di là dei confini di casta, credo, razza, nazione o religione. Il Movimento Sufi non ha un credo, un dogma o una dottrina particolari. La sua filosofia insegna la tolleranza verso tutti, la comprensione al di sopra di tutte le cose, risvegliando così una solidarietà reciproca, e la consapevolezza che il benessere di ciascuno dipende dal benessere di tutti.

La voce di Dio ha sempre ammonito e guidato l’umanità tramite il messaggio divino trasmesso dai profeti e dai riformatori di tutte le epoche, che sono venuti in risposta al bisogno dell’umanità. Ogni religione in qualunque epoca sia stata trasmessa e accettata dalla gente, è stata una risposta al grido dell’umanità. Come la pioggia cade dalle nubi, attirata dal bisogno delle piante e degli alberi, così il messaggio divino ha sempre risposto al desiderio ardente delle anime in cerca di una guida. 

Le battaglie che sono state combattute in ogni tempo sono state provocate per lo più dalle differenze religiose. Il vero ideale religioso ha come suo anelito fondamentale l’armonizzazione dell’umanità nell’unità di Dio. Ma è sempre accaduto che le autorità religiose abbiano usato la religione per scopi egoistici e abbiano in tal modo distrutto il suo scopo, trasformando la forma della religione, che era una fonte viva di vita immortale per le anime, in una forma stagnante e morta. Il materialismo crescente e l’eccessiva influenza commerciale che hanno velato la verità al cuore dell’umanità, hanno provocato un’enorme sofferenza negli ultimi anni. Nonostante il grande avanzamento della civiltà moderna, la gente oggi sta cominciando a dubitare che l’umanità stia realmente progredendo. In realtà non c’è dubbio che l’umanità stia progredendo. La prova del progresso si può trovare in tutti i fenomeni prodigiosi che sono stati prodotti sotto forma di straordinarie invenzioni scientifiche. Ma tutte queste invenzioni sono state d’aiuto soltanto a compiere il più grande disastro nella storia del mondo: una guerra che ha spazzato via innumerevoli vite, tra loro giovani che avevano ereditato la cultura di molte generazioni. (1)

Nonostante la prosperità e le fiorenti condizioni che vediamo, c’è una assenza totale dell’ideale. La mente di molte persone sembra essere focalizzata su una sola cosa: la lotta della vita. Milioni di persone sono alacremente occupate, fisicamente e mentalmente, in ogni attimo del giorno e della notte a raccogliere ricchezza o tesori, la cui vera natura è quella di passare da una mano all’altra. Finché li tengono in loro possesso, c’è una sorta di ebbrezza; quando li perdono, non c’è nulla a cui rimanere aggrappati. Questo ha reso la gente più avida nella lotta della vita materiale. Oggi è considerato più pratico chi è più capace di salvaguardare i propri interessi a proprio vantaggio. Lo stesso è vero per le nazioni: ognuna agisce per il proprio interesse. In qualsiasi nazione il personaggio del momento non è chi cerca di impegnarsi per il benessere dell’umanità, ma chi difende esclusivamente gli interessi del suo partito, della sua comunità, o della sua nazione. Il patriottismo può essere una virtù soltanto quando è usato come un trampolino di lancio verso la fratellanza universale. Può essere giustificabile soltanto se lo si fa diventare uno strumento per conservare le forze allo scopo di lavorare per il benessere di tutti. Ma oggi il patriottismo è diventato una serratura sul cuore, affinché nessuno straniero, ma soltanto chi appartiene alla propria genia, possa essere ammesso in una nazione. 

Quello che manca nella cultura moderna, nell’arte, nella scienza, e nella vita sociale, politica ed economica, è l’ideale. L’ideale è il segreto del cielo sulla terra, e il mistero nascosto sia dietro l’umanità che dietro Dio. Gli esseri umani, nonostante tutti i loro averi nel mondo oggettivo, sono poveri in mancanza dell’ideale; questa povertà crea irritazione, conflitti, e disaccordi, causando così guerre e tragedie di ogni genere. 

La più grande necessità dell’umanità oggi è l’esplorazione della personalità umana per trovare ispirazione e potere latenti, e su questi costruire l’intera impalcatura della vita. 

La vita non è soltanto vivere, ma anche nobilitare se stessi e raggiungere quella perfezione che è l’innato desiderio dell’anima. La soluzione al problema odierno è che la consapevolezza dell’umanità possa essere risvegliata alla divinità dell’essere umano. Il senso profondo di tutte le religioni è la realizzazione dell’unica vita che culmina nel concetto di unità. È ad elevare l’umanità a questa consapevolezza che sono indirizzati gli sforzi del Movimento Sufi.

(1) Ndt: Murshid si riferisce( qui alla I Guerra Mondiale appena conclusasi).

L’Ego (da ‘Linguaggio cosmico’)

Quando pensiamo al senso, alla sensazione, o all’inclinazione che ci spinge ad affermare la parola “io”, ci rendiamo conto che è difficile indicare cos’è questo ‘io’, qual’è la sua natura. Perché è qualcosa che è oltre la comprensione umana. Questo è il motivo per cui una persona che desidera spiegare, anche a se stessa cosa sia, indica quello si trova più vicino a lei dichiarando: “Questo è ciò che ho chiamato io”. Quindi ogni anima che si è, per così dire, identificata con qualcosa, si è identificata con il corpo, il suo corpo, perché questa è la cosa che si percepisce e si realizza immediatamente vicino a sé, e che è intellegibile come il proprio essere.

Perciò quello che una persona conosce di sé come prima cosa è il suo corpo. Definisce se stessa il suo corpo, identifica se stessa con il suo corpo. Ad esempio se si chiede a un bambino: “Dov’è il ragazzo”, indicherà il suo corpo. Questo è ciò che può vedere o può immaginare di sé.

Questo forma una concezione nell’anima. L’anima la concepisce profondamente, così che dopo aver formato questa concezione tutti gli altri oggetti, persone o esseri, colori o linee, vengono chiamati con nomi diversi, e l’anima non li concepisce come se stessa, perché ha già una concezione di sé: questo corpo che prima ha conosciuto o immaginato che fosse lei stessa. Tutto il resto che vede, lo vede attraverso il suo strumento che è il corpo, e lo chiama qualcosa di vicino a sé, qualcosa di separato e differente.

In questo modo si è prodotta una dualità nella natura. Da questa dualità proviene ‘io e tu’. Ma dato che l’io è la prima concezione dell’anima, si interessa totalmente di questo; di tutto il resto si interessa solo in parte. Tutte le altre cose che esistono, oltre a questo corpo che ha riconosciuto come il suo essere, sono considerate in base alla loro relazione con questo corpo. Questa relazione viene instaurata chiamandole ‘mie’, che è tra ‘io’ e ‘tu’: “Tu sei mio fratello”, o “mia sorella” o “il mio amico”. Questo crea una relazione, e in base a questa relazione l’altro oggetto o persona sta più vicino o più lontano dall’anima. 

Tutte le altre esperienze che l’anima ha nel mondo fisico e nelle sfere mentali diventano una sorta di mondo intorno a lei. L’anima vive in mezzo a questo mondo, tuttavia l’anima non sente mai neppure per un momento con niente che qualcosa è ‘io’. Questo ‘io’ lo ha riservato, e imprigionato in una cosa sola: il corpo. Di tutto il resto l’anima pensa che sia qualcos’altro, qualcosa di diverso: “È vicino a me, mi è caro, mi è intimo perché è collegato a me. È mio, ma non è me”.

L’io sta come un’entità separata, che conserva, attrae, raccoglie tutto ciò che una persona ha ottenuto e che costituisce il suo mondo.

Quando si diventa più riflessivi nella vita, allora questa concezione di ‘io’ diventa più ricca. Diventa più ricca in questo modo, che si vede: “Non solo il mio corpo, ma anche il pensiero penso che sia il ‘mio’ pensiero; l’immaginazione è la ‘mia’ immaginazione; anche i miei sentimenti sono una parte del mio essere. Quindi non sono soltanto il mio corpo, ma sono anche la mia mente”. In questo nuovo passo che l’anima compie sul sentiero della realizzazione incomincia a sentire: “Non sono soltanto un corpo fisico, ma anche una mente”. Questa realizzazione nella sua pienezza porta a dichiarare: “Sono uno spirito”, che significa: corpo, mente e sensibilità, con cui mi identifico, e sono loro ad essere l’ego. 

Quando l’anima va avanti sul sentiero della conoscenza incomincia ad accorgersi: “Si, c’è qualcosa che sente se stesso, che sente l’inclinazione a chiamare se stesso ‘io’. C’è un senso di ‘egoicità’, ma nello stesso tempo tutto ciò con cui l’anima si identifica non è lei stessa. Il giorno in cui questa idea si presenta nel cuore dell’uomo egli ha incominciato il suo viaggio sul sentiero della verità. Allora l’analisi incomincia, e incomincia a scoprire. “Se questo è il ‘mio’ tavolo e questa la ‘mia’ sedia, tutto ciò che posso chiamare mio mi appartiene, ma non è realmente me”. Poi incomincia a vedere: “Identifico me stesso con questo corpo, ma questo è il ‘mio’ corpo, proprio come io dico il ‘mio’ tavolo o la ‘mia’ sedia. Perciò l’essere che dice ‘io’ in realtà è separato. È qualcosa che ha preso questo corpo per usarlo; questo corpo è soltanto uno strumento”. 

E pensa: “Se non è questo corpo che posso chiamare “io”, allora cos’altro c’è che posso chiamare così? È con la mia immaginazione che dovrei identificare me stesso?”. Ma anche questo lo chiama ‘mia’ immaginazione, ‘mio’ pensiero, ‘mio’ sentimento. Perciò anche pensiero, immaginazione e sentimento non sono il vero ‘io’. Quello che afferma ‘io’ rimane lo stesso anche dopo aver scoperto la falsa identità. 

Nel decimo pensiero Sufi leggiamo che la perfezione si raggiunge con l’annichilazione del falso ego. Il falso ego è quello che non appartiene al vero ego, e quello che l’ego ha erroneamente concepito che sia il suo essere. Quando questo ego viene distinto analizzando meglio la vita, allora il falso ego è annichilito. Una persona non ha bisogno di morire per farlo. Per annichilire questo corpo, per annichilire la mente, una persona deve analizzare se stessa e vedere: “Dov’è l’Io? È un essere remoto ed esclusivo? Se è un essere remoto ed esclusivo allora deve essere trovato!”. 

L’intero processo spirituale è trovare questo essere.

Quando si comprende questo, il compito del sentiero spirituale è realizzato. Come per far sì che gli occhi vedano se stessi si deve creare uno specchio per vedere il riflesso di questi occhi, così per rendere manifesto questo essere reale, questo corpo e questa mente sono stati creati come uno specchio: affinché in questo specchio questo essere reale possa vedere se stesso ed essere consapevole del suo essere indipendente. Quello che dobbiamo raggiungere tramite il sentiero dell’iniziazione, con la via della meditazione, con la conoscenza spirituale è realizzare questo facendo di noi stessi uno specchio perfetto.

Per spiegare questo concetto i fachiri e i dervisci hanno raccontato una storia. Un leone che vagava nel deserto trovò un cucciolo di leone che giocava con le pecore. Era avvenuto che il leoncino era cresciuto con le pecore e perciò non aveva mai avuto l’occasione o l’opportunità di rendersi conto di quello che era. Il leone era molto sorpreso di vedere un giovane leone scappare via con la stessa paura del leone che avevano le pecore. Balzò in mezzo al gregge di pecore e ruggì: “Alt, alt!” ma le pecore corsero via e anche il leone si mise a correre. Seguì solo il cucciolo, non le pecore, e disse: “Aspetta, voglio parlarti”. Il cucciolo rispose: “Tremo, ho paura, non riesco a stare davanti a te”. “Perché vai in giro con le pecore? Anche tu sei un piccolo leone!”

“No, sono una pecora. Tremo, ho paura di te. Lasciami andare. Lasciami andare con le pecore!”

“Andiamo”, disse il leone, “Vieni con me. Ti mostrerò quello che sei prima di lasciarti andare”. Tremando e tuttavia inerme, il cucciolo di leone seguì il leone fino a una pozza d’acqua. Là il leone disse: “Guarda me e guarda te stesso. Non siano forse molto simili, non ci assomigliamo? Tu non sei come le pecore, tu sei come me”.

Attraverso l’intero processo spirituale quello che impariamo è disingannare questo falso ego. L’annichilazione di questo falso ego è la sua disillusione. Quando è disilluso allora il vero ego realizza il suo valore. È grazie a questa realizzazione che l’anima entra nel Regno di Dio. È grazie a questa realizzazione che l’anima nasce di nuovo, una nascita che apre le porte del cielo. 


DOMANDE E RISPOSTE

D. Il vero sé deve avere mente e corpo per essere consapevole di sé?

R. Il vero sé non ha bisogno di avere mente e corpo per la sua esistenza. Non dipende dalla mente e dal corpo per la sua esistenza, per la sua vita, proprio come gli occhi non dipendono dallo specchio per esistere. Dipendono solo dallo specchio per vedere il loro riflesso. Senza lo specchio gli occhi vedranno tutte le cose ma non vedranno mai se stessi. Un altro esempio è l’intelligenza. L’intelligenza non può conoscere se stessa finché non ha qualcosa di intelligibile da afferrare, allora l’intelligenza realizza se stessa. Una persona con un talento poetico che nasce poeta, non si rende mai conto di essere poeta finché non ha messo la sua idea sulla carta, e un suo verso non ha colpito una corda nel suo cuore. Quando è in grado di apprezzare una sua poesia, allora è il momento in cui pensa: “Sono un poeta”. Sino ad allora c’era un talento per la poesia in lui, ma non lo sapeva.

Gli occhi non diventano più potenti guardando nello specchio. È solo che, gli occhi sanno quello che sono quando vedono il loro riflesso. Il piacere sta nel realizzare i propri pregi, i propri talenti, quello che si possiede. Il merito sta nel realizzare questo. Senza dubbio sarebbe un grande peccato se gli occhi pensassero: “Siamo morti come questo specchio”, o se guardando nello specchio pensassero: “Non esistiamo se non nello specchio”. Perciò il falso sé è la limitazione più grande.


D. Il nostro Murshid non è il nostro specchio?

R. No. Il Murshid sta al posto del leone della storia. Ma la pozza d’acqua è necessaria.

D. Anche se l’anima si sente separata dai diversi corpi, non si sente una con Dio?

A. Neppure con Dio. Come potrebbe? Un’anima che è prigioniera in una falsa concezione, che non può vedere una barriera sollevata tra se stessa è il suo prossimo, come può quest’anima alzare la sua barriera a Dio che non ha ancora conosciuto? Perché dopo tutto la fede in Dio di ogni anima è una concezione, poiché è stata insegnata da un prete, perché è stata scritta in un testo sacro, perché i genitori hanno detto che c’è un Dio. Questo è tutto. Quest’anima sa che da qualche parte c’è un Dio, ma è sempre soggetta a cambiare la sua credenza, e disgraziatamente più avanza intellettualmente più si allontana da quella fede. Una fede che è pura intelligenza non può mantenersi sempre non andrà lontano con una persona. È con la comprensione di quella fede che lo scopo della vita è realizzato. Nel Gayan è detto: “Lo svelarsi dell’anima è scoprire Dio”.

D. Come il vero sé abbandona mente e corpo morendo?

R. Non è facile per il vero sé abbandonare mente e corpo, se una persona non riesce ad abbandonare nella vita i suoi pensieri di depressione, dolore e delusione. Le impressioni di felicità e di dolore del passato, le conserviamo nel nostro cuore: pregiudizio e odio, amore e devozione, tutto ciò che è penetrato in profondità in noi stessi. Se le cose stanno così, anche la morte non può eliminarle. Se l’ego mantiene la sua prigione intorno a sé, porta con sé questa prigione, e c’è solo un modo di liberarsene, ed è tramite la conoscenza di sé.

D. Una persona immediatamente dopo la morte si identifica con il suo corpo mentale o ancora con il suo cadavere morto?

R. Il corpo mentale è come il cadavere. Non c’è differenza, perché uno è costruito sul riflesso dell’altro. Ad esempio, in sogno non ci vediamo diversi quando la mente è in una condizione normale. Se la mente non è normale ci si può vedere come una mucca, o un cavallo, o qualcos’altro. Ma se la mente è normale non ci si può vedere diversi da quello che si conosce di sé. Quindi l’essere mentale è identico a come una persona vede se stessa nel sogno. Nel sogno non si vede la perdita del corpo fisico. Nel sogno si corre, si mangia, ci si diverte; non ci si rende conto dell’assenza di questo corpo fisico. La stessa cosa avviene nell’aldilà. l’aldilà non dipende da un corpo fisico per fare pienamente esperienza della vita. La sfera in sé è perfetta, e la vita è sperimentata perfettamente.

D. L’ego è completamente distrutto dall’annichilazione?

R. L’ego non è mai distrutto. È la sola cosa che vive, e questo è la prova della vita eterna. Nella conoscenza dell’ego c’è il segreto dell’immortalità. Quando nel Gayan si dice: “La morte muore, e la vita vive”, è l’ego che è vita, ed è la sua falsa concezione che è morte. Il falso un giorno svanirà; il vero sarà sempre. Lo stesso è con la vita: il vero essere vivente è l’ego, vive. Tutto il resto che è stato preso in prestito per essere usato dai diversi piani e sfere, tutto ciò viene eliminato. Non lo vediamo forse con il nostro corpo? Le cose che non gli appartengono non rimangono in esso, nel sangue, nelle vene, ovunque. Il corpo non le conserverà, le rifiuterà. Lo stesso accade in ogni sfera. Non prende ciò che non le appartiene. Tutto ciò che è fuori lo tiene fuori. Ciò che appartiene alla terra è mantenuto sulla terra, l’anima lo respinge. La distruzione dell’ego è una parola; non è distruggere è scoprire. 

Spesso la gente ha paura quando legge testi Buddisti, dove si interpreta il Nirvana come annichilazione. Nessuno vuole essere annientato, e le persone si spaventano molto quando leggono “annichilazione”. Ma è solo una questione di termini. La stessa parola in Sanscrito è una parola bellissima: mukti. I Sufi la chiamano fana. Se la traduciamo in inglese è annichilazione, ma se comprendiamo il suo vero significato è “andare attraverso”, o “passare attraverso”. Passare attraverso cosa? Passare attraverso la falsa concezione, che all’inizio è necessaria, e arrivare alla vera realizzazione.


Natura e carattere III parte

Da ultimo c’è la personalità. La personalità è il completamento del carattere. La personalità è come un diamante: quando il carattere viene intagliato tutt’intorno, allora diventa come un diamante intagliato. Finché la personalità non è sviluppata, per quanta bontà e virtù una persona possa avere rimane un diamante grezzo. La personalità è l’armonia di natura e carattere; è questo che crea una personalità. Quando la natura si armonizza con il carattere, quando non rimane alcun conflitto fra questi due, allora nasce una personalità.

La personalità ha anche un’influenza su altri piani, proprio come ce l’hanno il carattere e la natura. Se Farid ha potuto trasformarsi in una mucca con la concentrazione, non c’è niente a questo mondo che non si possa cambiare; ma solo se vogliamo cambiare; chi non desidera cambiare non cambierà. Ma il potere che costantemente lavora dall’interno può senza dubbio cambiare la natura di ogni cosa, giusta o sbagliata. La vita del genere umano non è soltanto natura, è un’arte, e l’arte è un miglioramento della natura; tramite l’arte Dio completa la Sua creazione. Questo è il motivo per cui la costruzione del carattere e lo sviluppo della personalità sono un’arte, un’arte con cui lo scopo della vita viene portato a compimento.

Va tutto bene per un uomo che va in una grotta di montagna o in una foresta e dice che non gli importa di sviluppare né carattere né personalità; è anche giusto che vada là e non si prenda il disturbo di sviluppare la sua natura. Non ha bisogno di cambiare, non ha bisogno di preoccuparsi, può vivere come gli alberi e le piante nella natura che semplicemente crescono, non si sviluppano. Ma se deve vivere in mezzo alla folla in questo mondo artificiale, allora deve conoscere l’arte di sviluppare il carattere, e sapere come produrre bellezza nella vita. Tra tutte le diverse scuole di esoterismo e misticismo la scuola Sufi si è molto occupata dello sviluppo della personalità.

Come dice un poeta Sufi: “ Se hai un diamante, se hai un rubino, a cosa serve? Se il tuo sé non è sviluppato in uno spirito prezioso, il diamante e il rubino non sono nulla”.

E un altro poeta Sufi dice: “ Per adorare Dio sono stati creati gli Angeli; per bere, mangiare e dormire sono stati creati gli animali: Perché è stato creato l’uomo? L’uomo è stato creato per trasformarsi in una persona, perché possa essere un’immagine di Dio”. L’immagine in questo verso intende dire lo spirito di Dio, la tendenza di Dio, la visione di Dio, la natura di Dio; significa che nell’uomo c’è una natura divina, se soltanto riesce a svilupparla. E quando questa natura è sviluppata, allora la personalità diventa un prodigio: una simile personalità diffonde armonia, pace, gentilezza e considerazione.

In che modo i Sufi hanno aiutato i loro discepoli, i loro mureed, a sviluppare la loro personalità? Dicendo loro che questo è giusto e quello è sbagliato, o che questo e bene e quello è male, o devi fare questo o non devi fare quello? No, istaurando una corrente di sintonia tramite la quale lo spirito del maestro si riflette nel discepolo, e il mureed incomincia a far trasparire il suo maestro in ciò che pensa, dice e fa. Questo addestramento è stato considerato molto importante tra i Sufi di ogni epoca, un addestramento che non viene trasmesso a parole. Perché se un maestro deve correggere il suo discepolo a parole forse sul discepolo è solo un graffio, ma sul suo spirito è un taglio. Esprimere a parole il loro sentimento è un grandissimo dolore per le anime che vivono nelle sfere più alte. Le anime fini non dicono mai cose che non dovrebbero dire; parlare non è un loro desiderio. Un mureed sensibile deve afferrare, sentire quello che il maestro vuole trasmettere, quello che il maestro sente, come il mastro può essere soddisfatto e cosa non lo soddisferà. E se il maestro deve scendere sulla terra, tanto in basso da doversi esprimere a parole, allora questo significa che non c’è corrente. C’è soltanto una differenza di due lettere tra merito e demerito.

Inoltre, fare del suo discepolo un occultista non è una responsabilità del maestro. Un maestro Sufi non desidera affatto che il suo discepolo diventi un occultista , un grande detentore di poteri psichici né un uomo con un grande potere. Questo non significa che non diventerà potente, ma la responsabilità del maestro è di sviluppare la personalità del mureed, affinché possa riflettere Dio, affinché possa mostrare le qualità di Dio; e fatto questo la responsabilità del maestro è finita. Allora può soltanto pregare per il discepolo, per il suo benessere.

Se una persona non vuole sviluppare la sua personalità, non può neppure sviluppare il suo carattere, non può sviluppare nulla; tuttavia può avanzare, e quando è arrivato il momento che progredisca progredirà comunque. Ma dovremmo sempre cercare di trovare la via più breve, e la via più breve è lo sviluppo del sé. Ci sono anche molte persone che mostrano un’indole e una natura bellissime, pur non avendo nessuna tendenza verso l’ideale spirituale. La ragione è che non sono ancora arrivati all’ideale spirituale, ma sono sulla strada, e la prova di questo sta nel fatto che rivelano un bel carattere nella loro natura. Tutti gli insegnamenti che vengono dati in cui si dice e si ripete ‘Io sono Dio’ sono insegnamenti di arroganza. Cristo non ha mai insegnato cose del genere. Leggete le Beatitudini nella Bibbia: Cristo non ha forse insegnato lo sviluppo della personalità? Non ha forse insegnato la costruzione del carattere? Non ha forse mostrato nella sua vita l’innocenza che rivela l’eredità angelica dell’uomo? Ha detto: “Siate degli occultisti”, o “Predite il futuro alla gente”, o “Correggete gli errori della gente” ?

Mai. L’insegnamento di Cristo è stato: crea la tua personalità così come deve essere, affinché tu possa non essere mai più schiavo della natura che hai portato con te, né del carattere che hai formato nella tua vita; ma affinché tu possa mostrare nella tua vita la personalità divina, affinché tu possa realizzare sulla terra lo scopo per cui sei venuto.

Natura e carattere II parte

“Alcuni mostrano la loro natura esteriormente, altri hanno la loro natura coperta, coperta sotto quello che viene chiamato carattere. Il carattere è una cosa completamente diversa. La natura è proprio come la luce, e il carattere è come il globo. Se il globo è giallo la luce sembra gialla; se il globo è verde la luce sembra verde. La luce appare dello stesso colore del globo; ma la luce è la cosa principale. È una luce brillante o una luce fioca, e questo in base al grado di luce che c’è. Questa è la sua natura; quello che la copre è il suo carattere.

Si potrebbe chiedere poi dove e come venga costruito il carattere. Il carattere è costruito dalle abitudini, da qualsiasi abitudine si prenda dall’infanzia; e nella misura in cui l’abitudine rimane con noi, in tal modo il carattere viene forgiato. Se c’è l’abitudine di ribattere, di interferire, di essere curiosi, sarcastici o ironici, o se c’è l’abitudine di essere rispettosi, gentili, umili, o modesti, se c’è l’abitudine di essere arroganti, presuntuosi e vanitosi, di farsi avanti, o se c’è l’abitudine di essere riflessivi e attenti, in base a questa abitudine si forgia il proprio carattere. La luce elettrica che si vede in un negozio del tutto ordinario e in un palazzo bellissimo è la stessa. Qual è la differenza? Non è una differenza di luce. Può essere il grado di luce, ma molto spesso è una differenza di globo. A volte il globo è così bello e magnifico che cambia l’intera luce. Lo stesso accade con un bel carattere: cambia tutta la persona, così che può essere definita nobile o qualcos’altro in base al globo che la ricopre. 

Quando prendiamo un’abitudine non ci pensiamo mai. Se è indesiderabile pensiamo che non importa, che non è nulla, che ci siamo solo presi una piccola libertà; che cos’è dopo tutto, non cerchiamo forse la libertà? E così provando a cercare la libertà sviluppiamo un’abitudine che diventa un nostro carceriere. È come trovare un buchino in un indumento, e poi pensare che non serva rammendarlo. È un piccolo buco, nessuno lo nota! Ma non si comprende che il buco si allargherà, diventerà sempre più grande finché tutti lo vedranno. 

Un’altra cosa da osservare è che se qualcuno ha sviluppato un’abitudine indesiderabile, la gente, in genere, non gliene parla. Per cortesia, per gentilezza. E così si va avanti, e si crede che tutto va bene perché nessuno dice nulla. Inoltre ci sono sempre molte persone disposte ad accogliere un’abitudine indesiderabile. Chi ha incominciato a bere troverà molti amici che lo accoglieranno nel loro gruppo, e anche chi ha preso l’abitudine di giocare d’azzardo troverà compagni solidali a incoraggiarlo. Qualunque sentiero prenda un uomo, troverà un incoraggiamento ad andare avanti su quel sentiero. Naturalmente, quindi, se un uomo non è attento a dove sta andando, potrebbe finire ovunque; potrebbe cadere in qualsiasi guaio o trappola e nessuno verrà a tirarlo fuori una volta che è caduto. Più in basso cade, meno persone lo vedranno, perché tutti, consapevolmente o inconsapevolmente, cercano qualcuno che va verso l’alto; nessuno è ansioso di frequentare qualcuno che sta andando in declino. Anche i suoi migliori amici lo abbandoneranno un giorno. 

Quindi analizzare a fondo il mistero del carattere, riflettere su di esso e formarlo, è lo scopo principale della vita; questa è l’educazione più importante. Ci sono alcune persone che sono interessate a costruire il loro carattere, ma nello stesso tempo c’è sempre un conflitto tra il loro carattere e la loro natura; perché il carattere è formato da una certa abitudine, ma la natura dice: “Non devi creare questa abitudine; lotterò conte per questo.” Ad esempio, una persona grossolana potrebbe aver creato l’abitudine di essere molto cortese, ma di solito possiamo smascheralo se parliamo con lui per un momento, perché allora la conversazione potrebbe andare a finire in modo scortese. Inizia con cortesia e finisce con scortesia, perché allora la natura vince il carattere, dimostrando così che c’era grossolanità nella natura e che la cortesia era soltanto una copertura esteriore. 

Poi c’è sempre una lotta incessante tra principio morale e natura. A volte il principio morale sottomette la natura e la natura si arrende, e a volte la natura sottomette il principio morale e il principio morale si arrende; e c’è un grande conflitto. Una persona può apparire molto modesta, e rimane modesta finché non la si conosce, ma quando si arriva a conoscerla sembra esattamente il contrario. In certe situazioni la natura si scontrerà con il carattere. Un uomo che è pigro per natura potrebbe trovarsi in una situazione in cui deve lavorare, ma nel momento in cui si accorge che nessuno lo sta guardando si siederà su una sedia e farà un pisolino. Lavorerà soltanto finché lo guardano, perché per natura è pigro, e soltanto le circostanze hanno fatto sì che lavorasse. 

C’è un’altra persona a cui viene detto: “ Questo è il palazzo del re, non puoi parlare”. Ma è molto loquace, e quando vede che nessuno la sta guardando e che è fuori portata d’orecchio, incomincerà a parlare non appena ha trovato qualcuno da adescare che ascolterà. Sta in silenzio solo perché è obbligato a stare in silenzio ma parlare è la sua natura; e quando vuole cambiare la sua natura è molto difficile. 

Ci sono alcuni che hanno formato un carattere proprio simile a una ciliegia: morbida esternamente, ma dentro c’è un nocciolo duro; c’è un altro carattere che è come un acino d’uva: esternamente morbido, internamente morbido; c’è anche un carattere noce che è esternamente duro e internamente morbido; e c’è un carattere simile al melograno: è duro esternamente e internamente ha semi duri. 

Queste differenze provengono sia dalla natura che dal carattere. Uno sforzo fatto per cambiare il carattere di una persona non sempre ha successo. Le persone che vogliono sviluppare un certo aspetto nel carattere di un altro spesso producono una sorta di confusione nella sua anima, e molto spesso i genitori e gli educatori che vogliono cambiare il carattere dei loro figli fanno un grande sbaglio; svuotano il carattere invece di renderlo migliore. Si vedono migliaia di casi dove sono stati commessi questi errori. 

C’era un Maharaja in India che era un grande educatore; impartiva la migliore educazione a tutti i ceti sociali, anche ai più bassi. Si potrebbe immaginare che un governante così interessato all’educazione di tutti i giovani del suo paese ovviamente avesse avuto grande successo nell’educazione dei suoi figli, ma tutti i suoi figli erano morti ubriaconi, ognuno di loro. Questo dimostra che voler cambiare il carattere è una cosa, ma cercare di cambiarlo e sapere come cambiarlo è un’altra cosa.

A volte una persona ha la tendenza a esagerare, e questa tendenza si sviluppa già dall’infanzia. E’ una tendenza molto interessante, perché offre un’opportunità all’immaginazione di esprimersi; e se una persona è poetica e vuole esprimersi, rivelerà sempre una tendenza a esagerare. E’ una tendenza positiva, ma può anche portare troppo oltre, e allora la virtù può diventare un peccato. Quindi gli educatori non dovrebbero incoraggiare in un bambino questa tendenza; ma se la si tiene sotto controllo e si dice al bambino che non deve esagerare, che si può dire così tanto e non di più, e se il bambino viene corretto ogni volta che continua a farlo, allora questo aiuterà moltissimo il bambino. 

E’ facile aiutare un bambino, ma è molto difficile aiutare un adulto. Si può trasformare la neve in acqua e l’acqua in ghiaccio, ma cercare di cambiare un carattere e la cosa più difficile che si possa mai immaginare. Quindi di solito è inutile cercare di farlo. Ma quello che si può fare è costruire il proprio di carattere; questo è nelle proprie possibilità. Solo che la gente è molto occupata con il carattere di qualcun altro, pensa sempre di voler cambiare l’altro ma non vuole mai cambiare se stessa. 

Da ultimo c’è la personalità.”

(da Natura e carattere, II parte)

La legge dell'ereditarietà (1)

L'ereditarietà è stata tenuta in considerazione tra tutti i popoli in tutte le epoche. Se consideriamo il regno animale vediamo che il cucciolo di leone non è mai figlio di un serpente, né le cicogne sono mai uscite da uova di piccione, la quercia non produrrà datteri, né nasceranno rose dai cardi. 

Vediamo in Oriente che di tutte le razze di cavalli il cavallo Arabo è il migliore. Un tocco leggero gli farà saltare ogni ostacolo, coprire qualunque distanza, mentre ci sono altri cavalli, cavalli simili ad asini, frustati dozzine di volte sulla groppa, che fanno un solo passo avanti e si fermano, ancora venti frustate e un passo avanti. Gli Arabi apprezzano così tanto i loro cavalli che preservano la razza, non permettendo mai che venga mischiata con qualsiasi altra razza. Questi cavalli sono molto devoti al loro padrone. 

Un arabo una volta stava cavalcando nel deserto e fu sopraffatto dalla malattia, così che cadde dal suo cavallo e giacque a terra, incapace di muoversi. Per giorni e giorni il cavallo gli rimase accanto, anche se avrebbe potuto facilmente allontanarsi. Non lo lasciò mai, finché alla fine sopraggiunsero alcuni viaggiatori e furono attirati in quel luogo, vedendo il cavallo che stava lì. Si presero cura dell'uomo, e così la sua vita fu salvata. Ci sono moltissime storie sui cavalli Arabi. 

Tra i cani ce ne sono alcuni che seguiranno chiunque. Chiunque dà loro un osso è il loro padrone, e se dà loro della carne lasciano il primo e corrono verso l'altro. E ce ne sono alcuni che seguono soltanto un padrone, che obbediscono soltanto a un padrone, e che a volte sacrificano persino la loro vita per lui. Dipende dalla razza, dall'ereditarietà. 

In Oriente questo tema dell'ereditarietà è stato considerato moltissimo e ad esso è stata attribuita una grande importanza. Abbiamo sempre visto che il figlio di un poeta avrà un talento poetico, il figlio di un musicista ci si aspetta che sia un musicista. Anche ora, se qualcuno si presenta e parla di religione gli diranno:" Sei figlio di un prelato, o sei tu stesso competente?". Moltissime ingiurie hanno più a che fare con gli antenati, che non con la persona. Fu per questo che Cristo disse:" Mio Padre nel Cielo", perché riconobbe la sua origine dal Divino. 

Il figlio di un minatore non farà mai il pastore, e il figlio di un pastore non farà mai il minatore. In India abbiamo una famiglia di poeti che ha avuto poeti per dieci o quindici generazioni. Vivono nel Rajputana, e sono tutto grandi, eccellenti poeti. Vengono chiamati Shigrakair, improvvisatori, sono stati alle corti dei re. 

C'è anche il retaggio dalla mente di chi ha lasciato questa terra. Quando un'anima nel suo viaggio verso la terra incontra un’anima che proviene da questo mondo, riceve le impressioni di quell'anima, se è accordata ad essa. Ad esempio un'anima che incontra l'anima di Beethoven, riceve l'impressione della musica di Beethoven. Allora nasce con le qualità musicali di Beethoven. Chi crede nella reincarnazione dice: " è la reincarnazione di Beethoven ". Il Sufi dice che se si intende che la mente di Beethoven si è reincarnata in lui potrebbe essere vero. Ma poiché lo spirito proviene dall'illimitato; dice: " non occorre chiamarla necessariamente reincarnazione ". 

Quindi un'anima con qualità poetiche potrebbe nascere nella famiglia di uno statista, dove non c'è mai stato prima un poeta. 

Ogni anima è come un raggio del sole, o di qualsiasi luce. La sua attività è proiettare, uscire quanto più riesce a fare. È creativo e reattivo. Crea i suoi strumenti, la sua espressione, e viene impressionata da qualunque cosa le venga davanti, in proporzione alla sua intenzione. 

Se andiamo al Tottenham Court Road, se siamo interessati ai tappeti, non ci fermeremo davanti al negozio di frutta e frutta secca. Ci fermeremo davanti al negozio con la frutta solo se siamo affamati, se siamo capaci di interessarci ad essa. 

Gli attributi mentali ereditano dall'impressione sul piano mentale. Ogni atomo fisico dei genitori diventa radiante, e le sue qualità sono trasmesse ai figli. 

Nel caso di un padre a cui piaceva bere, il bambino naturalmente nasce senza la tendenza per le bevande forti, in quel momento. Ma quando cresce e si sviluppa, le cellule del suo corpo essendo le stesse di quelle di suo padre potrebbero avere la stessa voglia di bere. 

L'anima é molto più forte del corpo, e tutti i difetti e le malattie ereditati possono essere superati, se soltanto la persona ha una volontà abbastanza forte per curarsi, o per essere curata con l'aiuto di un'altra persona. 

Ciò che è più esteriore viene dato in eredità più di quello che è più interiore. Un uomo potrebbe non somigliare al padre nell'aspetto o nell'indole, ma eredita le sue proprietà. Lo stato darà le proprietà al figlio. Vengono ereditate perché sono più esteriori. Gli attributi del corpo vengono ereditati più di quelli della mente, perché sono più interni. 

Venendo alla questione se vengono ereditate più qualità dalla parte paterna o dalla parte materna, dirò che le qualità ereditate dal padre sono più radicate, mentre quelle ereditate dalla madre potrebbero essere più evidenti, perché l'eredità del padre è la sostanza, quella della madre è la forma. Un bambino potrebbe essere molto simile alla madre nell'aspetto, tuttavia la qualità è del padre. Ad esempio se il padre è molo generoso ma è una persona piuttosto grezza, e la madre è più fine, il bambino forse sarà generoso e più fine. 

In questo modo procede l'evoluzione del mondo, con la mescolanza di nazione e razze. Le famiglie che si mantengono chiuse, alla fine diventano deboli e molto stupide, e anche malate. Per questa ragione il Profeta nell'Islam permise a tutte le razze e a tutte le caste di sposarsi tra loro, perché era giunto il momento per la razza umana do evolvere in questo modo. 

A volte una persona potrebbe somigliare molto allo zio paterno o allo zio materno, o a un prozio. Questo perché nei genitori queste qualità del nonno, sebbene fossero in lui, non avevano la possibilità di mostrarsi, mentre potevano manifestarsi in suo fratello. 

Anche l'ereditarietà è fatta di vibrazioni, potrebbe esserci armonia nel numero di vibrazioni, come il colore e il suono sono costituiti dall'armonia delle vibrazioni. Quindi una persona potrebbe essere simile a suo nonno più di suo padre. Il nonno potrebbe essere stato un poeta, il figlio può non essere un poeta, ma il nipote è di nuovo un poeta, perché il numero di vibrazioni corrisponde. 

Poi il pensiero e il sentimento del genitore sono ereditati dal bambino come qualità. Se il padre Ha un pensiero:" Dovrei costruire un orfanotrofio ", il bambino avrà una predisposizione filantropica. Se il padre pensa:" Quella persona è mia nemica, dovrei vendicarmi su di lei", il bambino avrà una predisposizione vendicativa. Se la madre ammira molto qualcosa, se pensa:" Come sono belli questi fiori", il bambino avrà questo amore per la bellezza nella sua natura. 

Com'è importante che la gente sappia che un loro pensiero o sentimento che passa crea il carattere del bambino. Nelle scuole si imparano geografia, storia, astronomia. Ma è molto importante che si impari anche questo. Non sono le persone anziane che dovrebbero leggerlo e impararlo, ma sono i giovani che dovrebbero impararlo. 

È vero che la mente geniale viene trasmessa tramite l'ereditarietà, e si sviluppa ad ogni passo, ma a volte si è riscontrato che il bambino di una persona molto grande è molto ordinario; a volte il bambino di una persona assai meritevole si rivela molto poco meritevole. La cosa si potrebbe spiegare in questo modo, che ogni mente geniale ha i suoi tre corsi, uruj, kemal, e zawal, ascesa, perfezione, declino. Quando la mente geniale è in ascesa si sviluppa progressivamente, quando è nella perfezione supera tutte le precedenti menti geniali in quella famiglia, se è in declino mostra gradualmente o improvvisamente la mancanza o la perdita di genialità. È così per le famiglie, le nazioni e le razze. Un bambino non ha bisogno di condividere gli attributi e le qualità dei suoi genitori, perché l'anima non ha padre né madre: nessuno può rivendicare di essere il genitore di un'anima. Tra persone molto terrene che non pensano a nient'altro che al piacere, potrebbe nascere un bambino molto spirituale, o da persone molto sante un bambino molto malvagio. Per coloro che stanno percorrendo il sentiero della verità, non c'è ereditarietà. Realizzando la loro origine divina si liberano da ogni eredità terrena. Come Cristo disse: " Mio padre nel Cielo". Sono consapevoli della loro origine dallo spirito, e tramite la concentrazione e la meditazione, ripuliscono tutte le influenze terrene dalla loro anima.