Aforisma del giorno

Dio è dentro di te, tu sei il Suo strumento: attraverso te Si manifesta al mondo esterno.

Bowl of Saki 24 Novembre, Hazrat Inayat Khan.

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Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the International Sufi Movement -USA e l'amorevole guida di
Murshid Hidayat Inayat Khan e MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
Chi fosse interessato ad approfondire e conoscere le attività del Movimento Sufi in italia contatti Ameena M.Grazia Fumagalli (Responsabile Nazionale Italia)

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

Acquietare la mente da: "Roseto d'Oriente"

Prima che si possa comprendere l'utilità di acquietare la mente si deve prendere in considerazione la discrepanza tra avvertire che la mente sia acquietata e avvertire che il corpo non sia acquietato. La vita non è nient'altro che un'attività in tutte le cose. L'inattività del corpo gli sottrae vigore e forza; i muscoli non hanno possibilità di svilupparsi; la persona pigra, inattiva, soffre sempre di cattiva digestione o di indisposizioni simili. Allora come può essere che quando la mente viene resa quieta non subisca una perdita di vigore e forza? Acquietare la mente non inebetirebbe una persona? Se si deve sviluppare la voce, la si deve usare cantando esercizi ed eseguendo determinate pratiche; se i muscoli devono svilupparsi, devono essere usati. Allora come può creare potere della mente acquietare la mente?

In questa obiezione c'è una grande verità. Acquietare la mente la inebetirebbe e la renderebbe priva di forza, la persona non comprenderebbe il segreto della vita, la legge della vita. È vero che nella vita sul piano fisico i nostri esercizi e l'attività della giornata devono lasciare il posto al riposo, al benessere, e al sonno durante la notte. Se il nostro corpo non riceve quel riposo, non potrà mai essere in piena forma. Abbiamo bisogno più di riposo che di attività; abbiamo bisogno più di sollievo che di fatica; e se non li otteniamo la nostra salute va fuori equilibrio. Perciò ne consegue che proprio come è necessario per il corpo avere ristoro e riposo dopo una fatica, così è necessario per la mente avere riposo e pace dopo aver pensato e lavorato.

Infatti, la mente è costituita di elementi più fini, mentre il corpo è fatto di elementi più grossolani, e questo produce una grande differenza nell'attività. Più alto è il piano di esistenza, più si è attivi; più basso è il piano, meno sono le attività. Questo è il motivo per cui la mente è naturalmente più attiva del corpo. Dunque, se dopo una fatica è necessario il riposo, quanto più questo si applica alla mente che al corpo! Di solito riposiamo il corpo quando vogliamo, ogniqualvolta le circostanze ce lo permettono; ci mettiamo comodi su un divano o in una poltrona dopo essere tornati dall'ufficio o dal lavoro, e di notte ci rilassiamo e ci addormentiamo; ma quando concediamo riposo alla mente? 

Il riposo per la mente è necessario quanto il riposo per il corpo, e tuttavia teniamo sempre la mente in azione. La mente è costantemente al lavoro anche se il nostro corpo riposa. Anche se il corpo dorme, la mente produce sogni, ed è costantemente al lavoro. Molte persone stanno al lavoro tutto il giorno, durante il quale la mente non è meno impegnata col lavoro sul piano fisico del corpo, perché la mente lavora con il corpo; e lavorano ancora con la mente per tutta la notte. Il corpo ha riposo e ristoro, ma non la mente. Persino in una poltrona stanno ancora immaginando, stanno ancora lavorando con la mente. 

La mente non ha tempo libero; forse è turbata, o sta facendo progetti, o pensa ai conflitti e alle preoccupazioni di cui la vita è così piena. Non c'è quasi mai un attimo in cui la mente è a riposo, tranne quando la natura le concede riposo perché è troppo esausta per lavorare ancora. La mente dice: " Farò una bella dormita". E anche se dorme soltanto due ore, tuttavia si sveglia con una tale, gioia e forza che tutto il mondo sembra nuovo. Se ci sono stati dei sogni, si può solo dire che si è stati addormentati, ma non ci si sente riposati, perché quella parte del proprio essere non ha avuto alcun riposo.

Tutto ciò dimostra la grande necessità pratica per la mente di essere a riposo, per la mente di essere acquietata. Coloro che rendono un principio il fatto che il lavoro sia sempre una cosa consigliabile sono unilaterali. L'equilibrio consiste nel rendersi conto che lavoro e riposo sono ugualmente necessari per una buona salute, sia fisica che mentale.

L'attività del corpo a volte è mantenuta sotto il controllo dell'uomo, ma l’uomo non tiene sotto controllo l'attività della mente. Questo non è perché non può farlo; è perché non ci ha mai pensato. Non ci si ferma mai a chiedersi: " Perché stavo pensando? C'era qualche scopo in questi pensieri ansiosi, inquieti? Non è perché si è solo permesso alla mente di andare ovunque volesse? Mentre sto seduto tranquillamente su una sedia, i pensieri non erano attivi con cose che non hanno nulla a che fare con la mia vita, con cose che non hanno la minima importanza né per me stesso né per qualcun altro? Era solo uno spreco di energia". 

Più si permette alla mente di procedere senza uno scopo, più è probabile che diventi un veicolo o una macchina, che ogni sorta di influenze intorno a lei di altri esseri umani o di altri spiriti useranno invece del suo proprietario. Se chi usa quella mente è una persona ragionevole, allora forse potrebbe agire correttamente, ma altrimenti l'attività della mente è sprecata. In ogni caso non sarebbe il compimento dello scopo della sua vita. Questo scopo è imparare la padronanza di sé, non essere un veicolo che altri possano usare. Chi non dirige la propria mente manca di padronanza. 

Tutto questo dimostra che la primissima lezione che il mistico impara nella vita è addestrare la mente. Non ad acquietare la mente: quello viene dopo. La prima cosa è addestrarla, controllarne le attività. Questo è illustrato nelle parole "immaginazione" e "pensiero". A volte usiamo la parola pensiero quando dovremmo usare la parola immaginazione; a volte immaginazione quando dovremmo usare pensiero. Entrambe sono forme diverse di attività della mente.

Nel primo caso, l'immaginazione, l'attività della mente è incontrollata, senza la nostra intenzione, e non è diretta verso un certo scopo. Una persona potrebbe essere fantasiosa, e le sue immaginazioni potrebbero sembrare dei bei fiori. Ma se non c'è uno scopo, i fiori sono inutili per la pianta; che queste belle cose siano state prodotte non è un merito, perché non si sa da quale fonte le immaginazioni siano venute. 

Ma nel caso del pensiero, questo è un'immaginazione che viene diretta; è un'attività controllata della mente. Questa è la ragione per cui una persona riflessiva non può essere chiamata fantasiosa, né possiamo chiamare riflessiva una persona fantasiosa. Riflessiva è la persona la cui mente è diretta dalla sua volontà, quella la cui mente realizza le sue intenzioni, quella la cui mente è sotto il controllo della sua intenzione.

L'immaginazione potrebbe essere molto bella oppure l'esatto opposto; potrebbe essere giusta o potrebbe essere sbagliata. Molte persone che vengono elogiate perché sono fantasiose in realtà potrebbero essere al primo stadio di follia. Solo chi ha controllato l'attività della sua mente ha dato al mondo pensieri profondi. 

Chi ha una mente che lavora meccanicamente come una macchina, o che riflette semplicemente l'attività di chi lo circonda, potrebbe sembrare un essere vivente, ma il mistico si esprimerebbe in modo diverso: perché finché una persona non ha ottenuto padronanza sulla sua mente, finché non si eleva al di sopra di questa attività, dato che è un potere dominante, non è una vera persona. 

Quando riflettiamo su questa cosa, scopriamo che tutte le cose che vengono realizzate in questo mondo vengono realizzate con il potere della mente. Come è scritto nel Vedanta: "Il mondo è la creazione della mente di Brahma". Cioè, è il pensiero del Creatore che ha creato il mondo. 

E se è il pensiero del Creatore che ha creato questo mondo, allora noi stessi non siamo per niente lontani da Lui. L'anima di un uomo è lo spirito del Creatore, e quindi ha dentro di sé lo stesso potere di creare col potere della mente che ha il suo Creatore. Qualunque cosa l'uomo crei nella scienza, nell'arte, nei prodigi e nel fare miracoli, nella poesia, nella musica, nella pittura, tutto ciò che dà origine a qualcosa, viene realizzato con il potere della mente. 

Che cos'è l'uomo? La sua anima non è sostanza divina? La stessa parola uomo viene dal Sanscrito 'Manu', che significa mente. L'uomo è quello che è la sua mente, quello che pensa: " Come un uomo pensa nel suo cuore, così è ". Anche il futuro, come il passato, è quello che pensa, perché lui stesso diventa l'immagine dei suoi pensieri. Dio ha creato l'uomo a immagine dei suoi pensieri. Se c'è un sé di cui si può dire:" Questo è un uomo", è la mente. Le tre parole Sanscrite Mana, Manu, Manusha mostrano che l'uomo è la sua mente, è il prodotto della sua mente, ed è anche colui che controlla l'attività della mente. Se non controlla la sua mente, non è un padrone ma uno schiavo. Spetta alla sua mente se sarà padrone, e se sarà schiavo. È uno schiavo quando non si cura di essere padrone; è padrone se vuole essere un padrone. 

La padronanza non consiste meramente nell'acquietare la mente, ma nel dirigerla verso qualsiasi obiettivo desideriamo, nel permetterle di essere attiva quanto vogliamo, nell'usarla per realizzare il nostro scopo, nel fare in modo che sia quieta quando vogliamo acquietarla. Chi è arrivato a questo ha creato il suo paradiso dentro se stesso, non ha bisogno di attendere un paradiso nell'aldilà, perché lo ha prodotto ora dentro la sua stessa mente. 

C'è una storia di un murshid e un mureed. Il mureed disse:" O Maestro, vorrei vedere il paradiso". Il maestro disse:" Si, questo è il modo in cui devi meditare per vedere il paradiso". Allora il mureed andò e lo fece; ma la visione del paradiso che ebbe non era come veniva descritto nelle scritture, un luogo in cui non si gode di nient'altro che comodità e lusso, latte e miele, saloni di marmo e tuniche bianche, splendide gemme e gioielli, ghirlande di fiori, e l'ondeggiare delle palme. Non riuscì a vedere nessuna di queste cose, e si chiese:" Forse il mio murshid mi ha mostrato un paradiso sbagliato, o i profeti hanno trasmesso un messaggio sbagliato nelle scritture?". 

Perciò ritornò dal suo maestro dicendo: "Ora vorrei vedere l'inferno." Il Maestro disse:" Si, questo è il modo in cui devi meditare per vedere l'inferno". E allora il mureed lo fece, e vide in una trance che questo luogo c'era effettivamente ma non c'erano né fuoco, né serpenti, né spine, né torture, né piccoli demoni, né fiamme come era stato descritto alla gente per secoli. Perciò non riusciva a capire se la sua visione era giusta o sbagliata. Allora ritornò dal maestro e disse: " Ho visto questo: non ho visto in paradiso le cose che sono state promesse, né all'inferno le cose che hanno raccontato che ci sono là".

" Oh, disse il maestro, tutte le cose promesse per l'aldilà dovrai portarle là da qui. Non sono tenute pronte per te; dovrai portarle con te. Se porti con te dei dolori, li troverai là. Se porti odio, lo troverai là. La tua mente è simile a un disco di un grammofono, e se usi una voce aspra, lo strumento produce una nota aspra; se usi parole e toni belli, canterà parole e toni belli. Produrrà la stessa registrazione che hai sperimentato nella vita. In verità non devi aspettare fino a dopo la morte per sperimentarlo; lo stai sperimentando anche ora".

Ogni cosa viene riprodotta davanti a noi ora, se la ascoltiamo e la percepiamo. Ogni parola o ogni azione buona o cattiva, viene riprodotta davanti a noi, anche se sembra come in un sogno. 

Se osservassimo la vita profondamente vedremmo quanto questo sia vero. Gioia, dolore, amore dipendono tutti dal nostro pensiero, dall'attività della nostra mente. Se siamo depressi, se siamo disperati, è ancora l'attività della nostra mente; la nostra mente lo ha preparato per noi; e se siamo gioiosi e felici, e tutte le cose sono piacevoli per noi, anche questo è stato preparato per noi dalla nostra mente. È soltanto quando la nostra mente lavora senza controllo che infelicità, sofferenza, preoccupazione, dolore o qualunque cosa proviamo arriva senza la nostra intenzione. Nessuno potrebbe desiderare di creare per se stesso un inferno, tutti per se stessi creerebbero un paradiso se potessero; e tuttavia quanti permettono alla loro mente di creare queste cose per loro, a dispetto della loro intenzione. 

Il controllo dell'attività della mente nel linguaggio dei mistici è chiamato concentrazione. Il significato di questa parola spesso non è inteso nel modo giusto. La gente tende a pensare che concentrazione significhi soltanto chiudere gli occhi. Ma si possono chiudere gli occhi per ore, e i pensieri possono continuare ad andare avanti come in un film. La gente non è mai ferma, mai in pace; ansia e sofferenza non scompaiono solo perché si chiudono gli occhi. É la concentrazione che li fa sparire. La concentrazione è un'attività della mente nella direzione desiderata; il nostro desiderio detta in quale direzione la mente deve essere attiva; la mente agisce secondo i nostri desideri. 

Come sia difficile farlo lo sa bene chi ha tentato di farlo. Non appena la mente è quieta e inattiva incomincia a saltare e sfuggire al controllo. Corre in ogni direzione tranne che in quella che vogliamo. La tratteniamo; lei sguscia via. Finché non si incomincia a tentare di concentrarsi non si vede quanto la mente sia incontrollabile e indisciplinata. 

Questa verità è molto ben rappresentata nella storia tratta dal Ramayana, il grande testo sacro Indù, che narra dei due figli di Rama, Lahu e Kusha. Il mito spiega la condizione della mente umana paragonandola a un cavallo indisciplinato. Non corre sempre qua e là? Non somiglia a un cavallo selvaggio che corre da un posto all'altro, sempre più lontano ogni volta che pensiamo di poterlo toccare? Quando una persona dice a se stessa:" Non penserò a niente" non sopraggiungono migliaia di pensieri? Questo dimostra che la sua natura è come quella del cavallo indocile, che occorre abilità per tenerlo sotto controllo.

La chiave del problema del controllo della mente, la chiave della concentrazione, ci viene data dal nostro fratello maggiore, il murshid tra i Sufi, il guru tra gli Indù, che è un maestro che ha esperienza col cavallo, avendolo addestrato e dominato. Dice: " Se non hai l'amico giusto, forse avrai successo nel catturare il cavallo, e forse non l'avrai. Ma se conosci il modo giusto di approcciarti per catturarlo, non ci vorrà molto tempo per farlo." 

È questo il motivo per cui è necessario avere un metodo di concentrazione. I mistici, gli yogi, i fachiri, gli asceti, hanno un metodo; e imparando quel metodo si acquisisce la concentrazione facilmente. Quando la mente è sotto controllo e trasformata in uno strumento, completamente in mano nostra, che lavora come desideriamo noi, allora possiamo acquietarla. 

Il beneficio di acquietare la mente è ancora più grande. Se si cogliesse il beneficio della quiete perfetta, anche soltanto del corpo! 

Vediamo un simbolo di questa quiete nelle statue del Buddha, o di Krishna, o in altri idoli. Che effetto ha! Paragonatelo all'effetto di una persona che arriva in nostra presenza ed è sempre attiva, che si sfrega le mani, che non sta mai ferma, che alza le spalle, che fa delle smorfie, che picchietta sul tavolo, che si gratta, che si agita in un modo o in un altro. Non rende agitati anche noi? Tutta l'atmosfera viene turbata. Perché? Perché c'è un'intensa attività della mente che ha il suo effetto sul corpo. Il corpo e la mente sono entrambi in una condizione irrequieta, che si ripercuote su tutti i presenti, perché produce agitazione in tutta l'atmosfera. Possiamo non essere consapevoli che è così, ma inconsapevolmente ci sentiamo turbati. 

Il grande benessere che si riscontra dopo essersi svegliati da un sonno profondo non può essere paragonato a nient'altro al mondo; ma più di questo, il mistico vede nel sonno il simbolo di un importante stato mistico. 

Rumi, il maestro Sufi Persiano, dice: " O sonno, in te trovo la beatitudine divina. Fai dimenticare ai pazienti la malattia; fai dimenticare ai re per un momento che sono in un palazzo; fai dimenticare ai prigionieri per un momento che sono in prigione. Che beatitudine, che gioia della beatitudine quando l'anima è liberata da queste limitazioni, dalla presenza dei diversi aspetti della vita che la tengono prigioniera!"

Il sonno è il momento in cui l'anima è libera. Questa è la ragione per cui il sonno profondo è uno stato tanto importante per il mistico. In Oriente dicono: " Quando una persona dorme non svegliarla; farlo è un grande peccato". In Occidente ovviamente non possono dirlo, perché se non vanno al lavoro la mattina, poi che succede? Sarebbe un grande peccato non svegliarla. 

Come c'è benessere, gioia e un segreto così grande di pace celeste durante il sonno profondo, così ci sono una gioia, una pace, un'ispirazione più grandi quando la mente è acquietata. La mente è così simile all'acqua che i nostri poeti la chiamano sempre il mare, l'oceano. La natura dell'acqua è tale che quando vi guardiamo dentro vediamo il nostro volto, la nostra stessa immagine riflessi in essa. Se l'acqua non è calma, il viso non è chiaro; quando l'acqua è calma tutto ciò che si riflette in essa è chiaro. Lo stesso è per la mente. Quando la mente è acquietata sente quello che un'altra persona dice, può riflettere su qualsiasi cosa veda; e quando si è sufficientemente evoluti la mente può sentire anche quello che viene detto dall'altra parte; anche quello che Dio dice dal cielo.

Quindi sono coloro che hanno raggiunto innanzitutto la quiete nella loro vita, che hanno reso possibile alle orecchie del loro cuore ascoltare la Parola di Dio. E che atmosfera possono produrre simili persone, che effetto ha la loro presenza! È più di una guarigione, più di una medicina. E un uomo con una mente perfettamente quieta, rilassata, e riposata risolleverà immediatamente un altro che sta attraversando difficoltà, irrequietezza o dolore, o un problema di salute, angoscia o preoccupazione. La sola presenza di una persona che abbia una mente quieta trasmette speranza, ispirazione, comprensione, forza e vita. Tutte le qualità celesti fluiscono così tranquillamente e liberamente dalla persona la cui mente è acquietata che le sue parole, la sua voce, la sua presenza, tutto produce una reazione sulla mente degli altri; e quanto acquieta la sua mente, tanto la sua sola presenza diventa guaritrice.

Acquietare la mente II parte da (In un Roseto d'Oriente )

Se chi usa quella mente è una persona ragionevole, allora forse potrebbe agire correttamente, ma altrimenti l'attività della mente è sprecata. In ogni caso non sarebbe il compimento dello scopo della sua vita. Questo scopo è imparare la padronanza di sé, non essere un veicolo che altri possano usare. Chi non dirige la propria mente manca di padronanza. 

Tutto questo dimostra che la primissima lezione che il mistico impara nella vita è addestrare la mente. Non ad acquietare la mente: quello viene dopo. La prima cosa è addestrarla, controllarne le attività. Questo è illustrato nelle parole "immaginazione" e "pensiero". A volte usiamo la parola pensiero quando dovremmo usare la parola immaginazione; a volte immaginazione quando dovremmo usare pensiero. Entrambe sono forme diverse di attività della mente.

Nel primo caso, l'immaginazione, l'attività della mente è incontrollata, senza la nostra intenzione, e non è diretta verso un certo scopo. Una persona potrebbe essere fantasiosa, e le sue immaginazioni potrebbero sembrare dei bei fiori. Ma se non c'è uno scopo, i fiori sono inutili per la pianta; che queste belle cose siano state prodotte non è un merito, perché non si sa da quale fonte le immaginazioni siano venute. 

Ma nel caso del pensiero, questo è un'immaginazione che viene diretta; è un'attività controllata della mente. Questa è la ragione per cui una persona riflessiva non può essere chiamata fantasiosa, né possiamo chiamare riflessiva una persona fantasiosa. Riflessiva è la persona la cui mente è diretta dalla sua volontà, quella la cui mente realizza le sue intenzioni, quella la cui mente è sotto il controllo della sua intenzione.

Continua

Libertà Spirituale

LA NOTA CHIAVE

PER L’UNITA’ DEGLI IDEALI RELIGIOSI

Saggezza e Purezza, indicate dal termine “Sufi”, sono sempre state la fonte dell’ispirazione, come si può vedere nei culti devozionali attraverso tutte le epoche; e anche se varie correnti culturali periodicamente se ne sono spesso appropriate durante i diversi periodi storici, il Sufismo non ha mai perso la propria identità.

Esistono tante descrizioni della saggezza e della purezza, quanti sono i cercatori sul sentiero, ma queste descrizioni non si possono mai classificare come proprietà di un unico credo. Appena si tenta di definire concetti astratti, ci si perde dentro il labirinto dei propri pensieri e si costruiscono illusioni formate al livello del proprio mondo mentale, presumendo di essere in possesso della Verità.

La Verità non é una religione, non é una scuola segreta di interpretazioni speculative dell'ispirazione originaria rivelata in ogni credo. La Verità non può essere limitata da una terminologia descrittiva, né può essere identificata come una proprietà di un'unica trasmissione a causa della sua natura universale. I saggi si trattengono dal fare sfoggio della loro saggezza, usando preferibilmente la lingua del cuore quando comunicano con gli altri; evitando in tal modo il perpetuarsi di spiacevoli fraintendimenti.

Alcuni dichiarano di aver trovato la Verità nell’Induismo, altri nel Buddismo, nello Zoroastrismo, nell’Ebraismo, nel Cristianesimo, nell’Islam, come in molte altri credo religiosi, conosciuti o in genere sconosciuti al mondo; ma quando la Verità è formulata a un livello di comprensione individuale, allora apparentemente si diversifica in varie interpretazione, proprio come l’acqua pura versata in bicchieri colorati dà l’impressione di ricevere la sfumatura di colore dei bicchieri.

Acquietare la mente

da "Roseto d'Oriente"

Prima che si possa comprendere l'utilità di acquietare la mente si deve prendere in considerazione la discrepanza tra avvertire che la mente sia acquietata e avvertire che il corpo non sia acquietato. La vita non è nient'altro che un'attività in tutte le cose. L'inattività del corpo gli sottrae vigore e forza; i muscoli non hanno possibilità di svilupparsi; la persona pigra, inattiva, soffre sempre di cattiva digestione o di indisposizioni simili. Allora come può essere che quando la mente viene resa quieta non subisca una perdita di vigore e forza? Acquietare la mente non inebetirebbe una persona? Se si deve sviluppare la voce, la si deve usare cantando esercizi ed eseguendo determinate pratiche; se i muscoli devono svilupparsi, devono essere usati. Allora come può creare potere della mente acquietare la mente?

In questa obiezione c'è una grande verità. Acquietare la mente la inebetirebbe e la renderebbe priva di forza, la persona non comprenderebbe il segreto della vita, la legge della vita. È vero che nella vita sul piano fisico i nostri esercizi e l'attività della giornata devono lasciare il posto al riposo, al benessere, e al sonno durante la notte. Se il nostro corpo non riceve quel riposo, non potrà mai essere in piena forma. Abbiamo bisogno più di riposo che di attività; abbiamo bisogno più di sollievo che di fatica; e se non li otteniamo la nostra salute va fuori equilibrio. Perciò ne consegue che proprio come è necessario per il corpo avere ristoro e riposo dopo una fatica, così è necessario per la mente avere riposo e pace dopo aver pensato e lavorato.

Infatti, la mente è costituita di elementi più fini, mentre il corpo è fatto di elementi più grossolani, e questo produce una grande differenza nell'attività. Più alto è il piano di esistenza, più si è attivi; più basso è il piano, meno sono le attività. Questo è il motivo per cui la mente è naturalmente più attiva del corpo. Dunque, se dopo una fatica è necessario il riposo, quanto più questo si applica alla mente che al corpo! Di solito riposiamo il corpo quando vogliamo, ogniqualvolta le circostanze ce lo permettono; ci mettiamo comodi su un divano o in una poltrona dopo essere tornati dall'ufficio o dal lavoro, e di notte ci rilassiamo e ci addormentiamo; ma quando concediamo riposo alla mente?

Il riposo per la mente è necessario quanto il riposo per il corpo, e tuttavia teniamo sempre la mente in azione. La mente è costantemente al lavoro anche se il nostro corpo riposa. Anche se il corpo dorme, la mente produce sogni, ed è costantemente al lavoro. Molte persone stanno al lavoro tutto il giorno, durante il quale la mente non è meno impegnata col lavoro sul piano fisico del corpo, perché la mente lavora con il corpo; e lavorano ancora con la mente per tutta la notte. Il corpo ha riposo e ristoro, ma non la mente. Persino in una poltrona stanno ancora immaginando, stanno ancora lavorando con la mente.

La mente non ha tempo libero; forse è turbata, o sta facendo progetti, o pensa ai conflitti e alle preoccupazioni di cui la vita è così piena. Non c'è quasi mai un attimo in cui la mente è a riposo, tranne quando la natura le concede riposo perché è troppo esausta per lavorare ancora. La mente dice: " Farò una bella dormita". E anche se dorme soltanto due ore, tuttavia si sveglia con una tale, gioia e forza che tutto il mondo sembra nuovo. Se ci sono stati dei sogni, si può solo dire che si è stati addormentati, ma non ci si sente riposati, perché quella parte del proprio essere non ha avuto alcun riposo.

Tutto ciò dimostra la grande necessità pratica per la mente di essere a riposo, per la mente di essere acquietata. Coloro che rendono un principio il fatto che il lavoro sia sempre una cosa consigliabile sono unilaterali. L'equilibrio consiste nel rendersi conto che lavoro e riposo sono ugualmente necessari per una buona salute, sia fisica che mentale.

L'attività del corpo a volte è mantenuta sotto il controllo dell'uomo, ma l’uomo non tiene sotto controllo l'attività della mente. Questo non è perché non può farlo; è perché non ci ha mai pensato. Non ci si ferma mai a chiedersi: " Perché stavo pensando? C'era qualche scopo in questi pensieri ansiosi, inquieti? Non è perché si è solo permesso alla mente di andare ovunque volesse? Mentre sto seduto tranquillamente su una sedia, i pensieri non erano attivi con cose che non hanno nulla a che fare con la mia vita, con cose che non hanno la minima importanza né per me stesso né per qualcun altro? Era solo uno spreco di energia".

Più si permette alla mente di procedere senza uno scopo, più è probabile che diventi un veicolo o una macchina, che ogni sorta di influenze intorno a lei di altri esseri umani o di altri spiriti useranno invece del suo proprietario.

(continua)

HIDAYAT INAYAT KHAN



HIDAYAT INAYAT KHAN 

Oggi 6 Agosto avrebbe compiuto 100 anni



Con cuore grato pensiamo a lui che ha lasciato la sua musica per lavorare

instancabilmente soltanto per il Messaggio Sufi

ma anche per l’unità tra i gruppi Sufi Inayati.

Ha trasmesso entusiasmo, un’idea di nobiltà, di onore, di perdono, di gratitudine…

Un grande uomo che era saggio e umile….

Che riusciva a rendere chiare le cose complicate 

E che ha trovato un posto pieno di affetto nel cuore di molti Sufi



Hamida 



UNA CONFERENZA DI MURSHID HIDAYAT SULLA LUCE BRILLANTE


Ognuno di noi è una batteria piena di energia, il che ci dà una grande responsabilità spirituale 

Di dare qualcosa di molto caro a tutti i fratelli e le sorelle in questa grande famiglia: la nostra luce. 

Ognuno ha una luce spirituale interiore di cui non si è sempre consapevoli, e sta a noi scoprire che abbiamo questa chiara luce interiore. 

Più diventiamo consapevoli di questa luce, più saremo consci della nostra enorme responsabilità 

Di aiutare le diverse luci splendenti a diventare perfette akashe d’amore, armonia e bellezza. 

Si potrebbe dire che la nostra pratica spirituale sul sentiero spirituale sia: scoprire la guida divina che non è soltanto lassù in cielo, ma anche qui nel nostro cuore. 

Il nostro sé più profondo è il solo criterio che possiamo consultare per essere certi di essere esempi viventi d’amore, armonia e bellezza. 

Il solo modo di conoscere realmente se siamo esempi viventi è quando vediamo che amore, armonia e bellezza si rispecchiano nelle persone con cui abbiamo una relazione.
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Evoluzione umana da " In un Roseto d'Oriente"

Non soltanto la razza umana è evoluta col passare del tempo, secolo dopo secolo, ma anche un individuo evolve durante l’arco della sua vita. In altre parole, l’umanità evolve gradualmente durante la durata della vita del mondo, mentre un individuo, se evolve, lo fa durante la sua vita. È possibile che la razza umana prenda la direzione opposta; invece di evolvere può regredire, ed è così anche per l’individuo. Ma una persona che evolve veramente non regredirà. Se fa qualche passo indietro si sentirà infelice e scontenta, e andrà ancora in avanti. Forse indietreggerà cento volte, ma poi cento volte avanzerà di nuovo, perché una persona che ha provato una volta la gioia e la felicità dell’evoluzione non sarà contenta di tornare indietro; sentendone il disagio andrà avanti.

Senza dubbio il ritmo dell’evoluzione di ogni persona è diverso. Nel Vadan si può leggere che un’anima striscia, un’altra anima cammina, un’altra anima corre, e un’altra anima vola; e tuttavia vivono sulla stessa terra, sotto lo stesso sole, e sono tutte chiamate esseri umani. Com’è strano che in questo momento un nuovo spirito si sia risvegliato nell’umanità, e non si riconosca più l’evoluzione della personalità! Quello che si distingue è la nazionalità; in qualsiasi paese si entri, la prima cosa che chiedono è il passaporto. Non importa quale evoluzione abbia una persona, e non importa cosa stia sperimentando la sua anima; purché si abbia un passaporto che distingue che una persona è il soggetto di questo o quel paese, questa è la cosa importante. E molto spesso la gente fa diventare una virtù dire: “Sono bravo come te”. Ma immaginate l’insolenza di quest’affermazione! Migliori si è meno si ritiene di esserlo. Chi è veramente migliore non può dire: “sono bravo come te”. Questo significa che la consapevolezza dell’uomo del giorno d’oggi è inferiore; dice: “sono bravo come te”, perché inconsapevolmente nella sua mente si sente inferiore.

Di chi è la colpa? Si potrebbe dire che la colpa è delle nazioni, delle razze, dell’educazione, e si potrebbero fornire molte altre scuse. Ma sono i tempi, è lo spirito del tempo. Non è colpa nostra ma nello stesso tempo non è necessario prendere parte a una situazione in una sorta di ebbrezza; è meglio risvegliarsi alla conoscenza di questa situazione. È meglio essere a conoscenza della vera condizione odierna dell’umanità. Quando studiamo la natura umana da un punto di vista metafisico, vedremo che l’origine della natura umana è la stessa di tutte le altre cose; e il tema centrale di quell’origine è l’intolleranza. Senza una ragione, il primo sentimento di un uomo è che un altro non debba esistere. Poi quel sentimento si modifica, e l’uomo diventa più comprensivo, più armonioso e più premuroso; ma il primo sentimento che ha è che un altro non debba esistere.

Da dove viene questo sentimento? In realtà c’è un’unica vita e c’è un unico essere; questo mondo di varietà e fatto di un unico essere; è la manifestazione dell’Unico. Ma nello stesso tempo in questo mondo di varietà, in questa manifestazione, l’unico Essere perde questa consapevolezza di essere unico, ed emerge la consapevolezza di essere molti; in questo modo un essere si trova contrapposto ad un altro essere. Amicizia, comprensione, armonia, affetto, devozione, tutte queste cose vengono successivamente quando l’uomo evolve, ma non sono le sue prime tendenze.

La prima tendenza è una sorta di tendenza discordante. Ad esempio, come ci si sente felici quando si è seduti sul treno da soli; ma appena entra un'altra persona si pensa che sia un gran peccato! Si vorrebbe piuttosto che andasse in un altro scompartimento e ci lasciasse soli. È un sentimento normale quando in un ristorante mentre si mangia da soli a un tavolo, e un estraneo viene a sedersi allo stesso tavolo; potrebbe anche essere una persona angelica, ma non appena arriva si pensa: “Perché? Non avevano un altro tavolo?”. E questo sentimento arriva anche alle persone armoniose; non sto parlando delle persone non armoniose. 
Quindi c’è da sorprendersi se nella storia del mondo ci sono state così tante guerre e battaglie? E per cosa? Per niente. L’uomo è più appassionato di guerra che di pace.  Gli piace la pace dopo la guerra, ma se avesse amato la pace prima della guerra non ci sarebbe mai stata una guerra.

Che cos’è l’anima? Se c’è una spiegazione che si potrebbe dare dell’anima, è la sensazione dell’io sono. La sensazione della propria esistenza, questo è l’anima; la parte del proprio essere che sente che si esiste. E che cos’è l’ego? L’ego è ciò che si accumula intorno all’anima, e questa è la conoscenza di sé. Quando una persona dice o sente: “Io esisto”, questo è il senso dell’anima. Ma va oltre e dice: “Esisto come cosa? Esisto come un corpo fisico, come mani, piedi, testa, come persona alta, come persona bassa, come persona magra, come persona robusta”. È questo senso di essere un essere tangibile e visibile, è questa conoscenza che sta intorno all’anima, che forma l’ego, il Nafs. Ci sono molti amici in questo mondo e ci sono molti nemici; ma il miglior amico e nello stesso tempo il peggior nemico è il nostro ego. È il nostro migliore amico quando diventa un amico; ma prima di tutto è il nostro peggior nemico. Ogni volta che una persona si offende per qualcosa, ogni insulto che una persona avverte, ogni impulso a fare qualcosa, tutto ciò viene dal Nafs.

L’ego è come la rosa e anche come le spine che circondano la rosa. Prende il posto delle spine quando non è coltivato, e diventa una rosa quando è affinato. E il modo per renderlo fine è umiliarsi e schiacciare i propri desideri. È con il processo della crocifissione che una persona affina l’ego. È grano duro, e deve essere macinato finché non diventa una polvere fine, da cui si ricava la pasta.
Quando l’ego rimane nella condizione di una spina, arrivano più spine; e poi sempre di più fino a che aumenta le sue spine a tal punto che chiunque abbia a che fare con quella persona è scontento. Tutti abbiamo degli amici a cui saremmo molto grati se stessero lontani da noi. Li amiamo, ci sono simpatici ma saremmo molto felici se stessero lontani. Che cos’è? Sono le spine che feriscono. In che modo si mostrano queste spine? Si mostrano in forma di parole, azioni e desideri, nel modo di comportarsi. Perché nella vita ci si sente infastiditi con certe persone ancor prima che abbiano pronunciato una sola parola? Perché la spina punge. Forse quella persona dirà: “Ma non ho detto niente, non ho fatto niente”, ma non sa che ha delle spine; forse ci sono molte persone la cui presenza ci punge addirittura prima che pronuncino una parola, prima che si muovano.

È una naturale conseguenza dell’ego. L’ego o sviluppa spine o si trasforma in una rosa; e quando si trasforma in rosa, allora chiunque ne è attratto, a causa dei suoi bellissimi petali, della sua delicatezza, della sua fragranza, del suo colore, della sua morbidezza, della sua struttura. Tutto di lui è affascinante, attraente e guaritore.
Ogni anima deve attraversare quattro stadi per arrivare al culmine dell’ego, che significa raggiungere lo stadio della rosa.
Il primo stadio è quello in cui una persona è rude, senza riguardo e senza considerazione. È interessata a ciò che vuole lei e a ciò che piace a lei; in quanto tale è naturalmente cieca alle necessità e ai bisogni degli altri.

Nel secondo stadio un uomo è gentile e buono finché sono in gioco i suoi interessi. Finché può soddisfare il suo desiderio è affabile, gentile, buono e armonioso; ma se non può ottenere ciò che desidera e non può fare a modo suo, allora diventa rude e rozzo e cambia completamente.
C’è poi un terzo stadio, quando qualcuno è più interessato al volere e al desiderio di un’altra persona, e meno a se stesso, quando tutto il suo cuore è alla ricerca di cosa può fare per un altro. Nel suo pensiero l’altra persona viene prima e lui viene dopo. Questo è l’inizio della trasformazione in rosa. È solo un bocciolo di rosa, ma poi nel quarto stadio questo bocciolo di rosa fiorisce nella persona che si dimentica completamente di sé nel compiere azioni gentili per gli altri.

In termini Sufi lo schiacciamento dell’ego è chiamato Nafs Kushi.  E come facciamo a macinarlo? Lo maciniamo talvolta rimproverando noi stessi. Quando il sé dice: “O no, non devo essere trattato così”, allora noi diciamo “Che importa?”. Quando il sé dice: “Lui non avrebbe dovuto fatto questo, lei non avrebbe dovuto dire quello”, noi diciamo: “Che importa questo o quel modo? Ogni persona è quello che è; non puoi cambiarla, ma puoi cambiare te stesso”. Questa è la macinatura. Quando una spina si manifesta e tu la schiacci non appena la noti, quella stessa spina, essendo stata schiacciata si trasformerà in una rosa, perché anche la spina appartiene al cespuglio di rosa. E quando una persona dice: “Non occuperò questa posizione, non mangerò questo, lo odio, lo disprezzo, non posso sopportarlo, non posso guardarlo, non posso tollerarlo, non posso soffrirlo”, queste sono tutte piccole spine. Una persona può non saperlo, ma sono spine, e quando vengono schiacciate, allora emerge la rosa. Come è facile per la gente dire che vuole conoscere il misticismo e l’occultismo. Se ci fosse un nome ancora più importante a loro piacerebbe interessarsi a quello, e crederebbero che leggendo libri si possa comprenderlo, che imparando delle lezioni si possa impararlo, o che facendo certe pratiche si possa conoscerlo. Ma è la vita di ogni giorno che ci insegna da mattina a sera. Ogni momento del giorno e della notte ci troviamo di fronte a qualcosa contro cui il nostro Nafs si ribella; e se cogliamo questa opportunità per schiacciarlo, per domarlo, nel giro di qualche anno la nostra personalità diventerà una rosa.

Allora è sempre sbagliato essere ciò che è chiamato un egoico? Ci sono molti tipi di egoici. In una persona egoica ci sono aspetti positivi e aspetti negativi.  L’egocentrico è egoista e gli uomini egoisti possono produrre crudeltà e disonestà. Ma c’è un altro aspetto di questo e cioè l’orgoglio, l’indipendenza e l’indifferenza che gli procurano soddisfazione; inoltre quando il vero egoico, il cui ego gli sta davanti come una statua di pietra, osserva quell’ego, allora dopo un po’ di tempo quell’ego diventa un essere vivente. Prende vita e diventa il vero essere che una persona sta cercando. Quindi l’egocentrico giusto è giusto, e l’egocentrico sbagliato è sbagliato.

Per chi costruiremo un trono di soffici cuscini? Per amore della nostra vanità, pensando che siamo migliori degli altri? No, per la gioia degli altri, e non per la nostra vanità. Non appena si presenta la domanda: “Non sono migliore degli altri, non sono più spirituale o più saggio degli altri?”, allora c’è l’io. Questo è sbagliato. Che importa che cosa siamo finché non siamo capaci di dare gioia agli altri, di rendere la vita facile per gli altri? Perché questo è un mondo di dolori; non c’è fine alle difficoltà; dal re al mendicante, dal più ricco al più povero, ci sono infinite difficoltà che incombono sul capo di ogni individuo. E se riusciamo ad essere di un qualche aiuto a qualcuno, possiamo imparare più facilmente cos’è il misticismo; perché il solo vero misticismo è quando una persona realizza che fa contento Dio accontentando il genere umano.

Solo in questo modo possiamo schiacciare il nostro ego. Ogni volta che avvertiamo la sua puntura, ogni volta che le sue spine compaiono davanti ai nostri occhi, dovremmo schiacciarlo e dire: “Cosa sei? Non sei le spine, non sei la causa dell’infelicità degli altri e anche della mia? Non voglio vedere il mio essere in una forma simile, con in forma di spine! Voglio che il mio essere sia trasformato in una rosa, che io possa portare felicità, gioia, e benessere agli altri”.


Se c’è qualcosa che è necessario nell’insegnamento spirituale, nella ricerca della verità, nella realizzazione di sé, è l’affinamento dell’ego. Perché lo stesso ego che comincia con l’essere il nostro peggior nemico, alla fine, se viene sviluppato, coltivato e affinato, diventerà il nostro migliore amico