Aforisma del giorno

C’è una luce dentro ogni anima; basta solo che le nubi che la offuscano siano disperse perché risplenda.

Bowl of Saki 18 Luglio, Hazrat Inayat Khan.

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Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the International Sufi Movement -USA e l'amorevole guida di
Murshid Hidayat Inayat Khan e MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
Chi fosse interessato ad approfondire e conoscere le attività del Movimento Sufi in italia contatti Ameena M.Grazia Fumagalli (Responsabile Nazionale Italia)

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

La differenza tra volontà, desiderio e voglia


La volontà è lo sviluppo del desiderio. Quando affermiamo che qualcosa accade secondo la volontà divina, significa che era un comando; un desiderio che si trasforma in azione. Quando il desiderio si trasforma in azione diventa volontà, diventa comando. Si potrebbe pensare che è solo il proprio desiderio, in realtà è un desiderio fino a quando è fermo; sebbene sia lì non è ancora spuntato, è inattivo proprio come il seme nella terra. Ma nel momento in cui il seme esce dalla terra come pianticella e sta per diventare una pianta, allora è una volontà. Quindi desiderio e volontà sono due nomi diversi per la stessa cosa, nel suo stato non sviluppato e nel processo del suo sviluppo.

La voglia è un uno stadio più debole o più primitivo del desiderio. Quando un’idea o un pensiero che ci piacerebbe una certa cosa non è ancora diventato chiaro nella nostra mente, quando la nostra mente non ha ancora preso una decisione, allora è una voglia, una fantasia. Quando è un po’ più sviluppata allora è un desiderio; allora rimane lì e non viene disperso come le nuvole. È tangibile, è lì e tuttavia non è realizzato, perché per realizzarsi deve svilupparsi.

Ci sono persone in questo mondo che dicono che per tutta la vita hanno avuto sfortuna; che i loro desideri non si sono mai realizzati. Inoltre, molto spesso immaginano che uno spirito antagonista li stia ostacolando, o che Dio sia contro di loro, o le stelle, o che qualcos’altro abbia impedito al loro desiderio di realizzarsi. Ma in genere non è così. In primo luogo Dio desidera le stesse cose che noi desideriamo; se Dio avesse avuto desideri diversi dai nostri non avremmo potuto venerare un Dio che è sempre stato contro di noi. Inoltre non c’è alcun beneficio nell’opporsi al desiderio dell’uomo, e non c’è alcun vantaggio nell’opporsi al desiderio di Dio. È vero che possono esserci condizioni planetarie o cosmiche che contrastano un desiderio; come si dice: “l’uomo propone e Dio dispone”. A Dio allora viene attribuito il ruolo delle forze cosmiche, ma in realtà Dio, con la Sua misericordia e compassione, non desidera mai opporsi al desiderio di qualcuno. E non solo Dio, anche un uomo di animo gentile non vorrebbe mai opporsi al desiderio di qualcuno; vorrebbe fare tutto il possibile per contribuire a realizzare il desiderio di una persona.

Quello che di solito accade è che l’uomo dimostra di essere il peggior nemico del suo desiderio, per molte ragioni; e una ragione è che non è mai sicuro di quello che desidera: tra cento persone forse ne troveremo una che sa davvero cosa vuole, mentre novantanove non sono sicure. Un giorno pensano di desiderare qualcosa e il giorno dopo no, e così il desiderio si disintegra nella confusione della mente.

C’è un altro tipo di persone: quelle che hanno assunto un atteggiamento passivo. Queste persone dicono che desiderare è un peccato; e tuttavia non possono essere senza un desiderio. In questo atteggiamento passivo decidono di non desiderare, contrastano qualunque desiderio ci sia stato. E c’è un quarto tipo: quelli che desiderano qualcosa ma a causa della mancanza di concentrazione non riescono a trasformare la loro voglia in desiderio, e quindi i loro desideri rimangono sempre al loro stadio primitivo. Infine c’è il quinto tipo di persona che trasforma la voglia in desiderio; arriva fin qui e non oltre. E così la voglia non viene portata a compimento e non raggiunge mai il suo culmine, cosa che accade soltanto quando il desiderio diventa volontà.

Questa questione è di enorme importanza nella vita di tutti. Nessuna persona può vivere nel mondo senza desiderare qualcosa. E se c’è qualcuno che non ha desideri, non dovrebbe rimanere nel mondo, dovrebbe evitare la folla dal momento che non può viverci; dovrebbe andare sulle montagne, in qualche luogo lontano dal mondo; e anche là dovrebbe trasformarsi in un albero o in una roccia per esistere, perché essere un essere vivente senza un desiderio non è possibile.

Nel Gayan c’è un detto che non tutti sono in grado di comprendere: “reprimere un desiderio è sopprimere un impulso divino”. Quelli che distinguono tra divino e non divino fanno certamente un grandissimo errore perché o tutto è divino o niente lo è. L’unica differenza è la stessa che c’è tra la macchina e l’ingegnere. La mente di Dio lavora e contemporaneamente lo strumento, la macchina di Dio, lavora; quindi quello che si presenta come un desiderio ha Dio come sua origine ed è perciò un impulso divino. La persona pia nella sua ignoranza ha una falsa concezione di questa idea e fa di Dio un prigioniero nel cielo.

Un altro detto nel Gayan è: “tutto ciò che produce un forte desiderio nel cuore lo priva della sua libertà”. La verità è che quando c’è un desiderio ardente si è legati da una catena, una catena più forte del ferro. Desiderare è essere legati; questo non è un principio morale ma un’asserzione filosofica. D’altro canto, non si può vivere senza desiderare; si potrebbe benissimo essere una roccia. Indubbiamente se si fosse liberi da desideri, si potrebbe avere la stessa libertà di una roccia; ma anche la roccia sta aspettando il giorno in cui sentirà un desiderio. Il desiderio di realizzazione arriverà con lo sviluppo della forma umana.

I quattro sentieri che conducono a Dio ( seconda parte)

Il terzo sentiero è il sentiero della disciplina, ed è in questo sentiero che concentrazione, meditazione, contemplazione e tutte le diverse forme di disciplina sono necessarie, per portare a quella realizzazione che è la meta ultima.

Il sentiero della meditazione consente all’uomo di sperimentare diversi piani della vita, non sempre ordinati classificati come fa la gente quando parla di questo o quel piano, di questo o quel grado. La vera esperienza della vita interiore non può essere del tutto classificata. Ad esempio, se si chiede a una persona meditativa: “Ci sono sette piani dell’esistenza?”, lei risponderà: “Sì, è così”. Ma quando un’altra persona dice: “Ho letto in un libro di filosofia greca che ci sono nove piani di esistenza, può essere vero?”, risponderà: “Certamente”. Poi un’altra persona arriva e dice: “Penso che ci siano solo tre piani”, e sarà di nuovo d’accordo. Non lo dice per compiacere, è in grado di vedere questi piani come cinque, sette, nove, e in molte forme come piace a lei, perché realmente li vede così. Andate da un principiante nella musica e chiedetegli quante note ci sono. Vi risponderà, sette; e forse vi menzionerà anche i semitoni. Ma se chiedete a un musicista esperto che ha dedicato tutta la sua vita alla musica ed è arrivato a comprendere l’essenza del suono: “Non è vero, come dicono i Cinesi, che in un’ottava ci sono venti note?”, vi risponderà: “ Sì, può essere vero, ma quando gli Indiani dicono che ci sono ventiquattro note in un’ottava, anche questo è vero; dipende da come guardi la cosa”.

Tutto ciò che l’uomo apprende intellettualmente sulla metafisica lo fa rimanere limitato a una cultura libresca. Non ne trae altro beneficio che un interesse passeggero; per lui è una sorpresa sapere che ci sono così tanti piani diversi del nostro essere. Non va oltre, e se vuole vederli e sapere cosa sono, non riesce a farlo. Ma con la meditazione può realizzarli, e con questa realizzazione può dare un’interpretazione di una filosofia, Buddista, della Grecia antica, o della filosofia Vedanta, di qualsiasi filosofia gli proponiate, perché sa quello di cui ha fatto esperienza tramite la meditazione.

Senza dubbio la via dell’auto-disciplina è una via molto ardua. È la via della padronanza di sé, del potere; ma è un sentiero arduo e difficile. Esercitare la disciplina sedendo in una certa posizione o postura è molto difficile, perché è difficile continuare a mantenerla per molto tempo. Se si fa un voto di astenersi dal mangiare frutta, dolci, o cose acide, o un voto di silenzio, di digiuno, o di rimanere in piedi per molte ore, di camminare, o di restare alzati per una parte della notte, non è sempre facile rispettarlo. L’autodisciplina si impara andando contro le proprie inclinazioni. Perché dovremmo contrastarle? Le inclinazioni non sono naturali? Non si può dire cosa sia una propria inclinazione; tutte le inclinazioni sono state prese in prestito qui, e ciò che chiamiamo naturale è quello a cui siamo abituati. La parola ‘naturale’ è una parola che si può studiare per anni e anni, e alla fine dello studio si scoprirà che una cosa che sia naturale non esiste. Ci sono inclinazioni naturali al piacere e al benessere che si scontrano con inclinazioni ancora più grandi e profonde che abbiamo ad avere più potere e forza, più luce e più vita. Perciò le inclinazioni possono essere suddivise in due aspetti: le inclinazioni più profonde, e le inclinazioni che si sentono nella vita di ogni giorno. Tra loro c’è sempre un conflitto; e le inclinazioni più profonde a volte sono scardinate dalle inclinazioni esteriori. Imparando l’autodisciplina si impara a tenere a freno le inclinazioni esteriori per aprire la strada alle inclinazioni interiori a elevarsi e a fiorire, che alla fine culmina in ciò che chiamiamo padronanza.

Il quarto sentiero di perfezione potrebbe essere chiamato il sentiero della devozione, un sentiero che per valore e profondità non può essere paragonato a nessun altro sentiero. La ragione è che la devozione riguarda lo Spirito di Dio. Non tutti sono in grado di usare questo metodo, perché in alcune persone il cuore è chiuso dalle qualità mentali, dall’intelletto, ma in altre la qualità del cuore è la più importante. Il primo passo sul sentiero della devozione insegna l’altruismo; rende altruisti. La devozione è l’accordatura del cuore alla sua tonalità naturale; in altre parole, la condizione più sana possibile in un uomo è quella in cui la devozione è sbocciata. È la devozione soltanto che seppellisce il falso sé dell’uomo, sia la devozione per un essere umano che per Dio. Se mai si potesse vedere la verità sarebbe nella devozione; perché il mondo del cuore è un mondo diverso dal mondo in cui tutti noi viviamo; la sua legge è diversa, il clima lì è diverso, il suo cielo è diverso, il suo sole e la sua luna sono diversi. La natura di quel mondo è diversa; è un mondo a sé. Con la devozione, il cielo viene portato sulla terra. E tuttavia quante volte una persona dice: “Ma non è una semplice devozione?”. È nella semplicità che si può trovare la più grande sottigliezza; perché è il cuore del devoto che è liquido rispetto al cuore che è diventato cristallizzato. È risvegliato alla comprensione, è pronto ad apprezzare tutta la bellezza.

Le donne sono molto più attirate verso la devozione degli uomini, perché in genere la natura delle donne è quella di essere più rispettose verso gli esseri umani. Questo è naturale, perché se non fosse per l’amore della madre il mondo non andrebbe avanti. Questo è il principio della devozione; è nella qualità della devozione che esiste nelle donne che si trova il segreto dell’intera creazione.

Krishna ha detto: “Io sono con i miei devoti”. E quindi se si dice: “Dov’è Dio? È nel sesto cielo o nel settimo, o in un certo paradiso o in un palazzo in cui la gente immagina che sia?”, la risposta è che il paradiso, il palazzo, o la dimora di Dio è nel cuore del Suo devoto. Certamente non è facile per l’uomo elevarsi alla devozione per Dio. È a tal riguardo che i Sufi in tutte le epoche hanno praticato la devozione gradualmente, partendo dalla loro affinità con il loro maestro, dalla devozione per il loro Signore, e dal culmine di questa devozione in Dio. È la devozione che eleva l’oggetto della sua devozione, o il suo ideale, al cielo più alto. È tramite la devozione che le pietre si sono trasformate in divinità. Qualcuno chiese a un Indù: “Venerando un Dio fatto di pietra, cosa guadagni? Non crederai davvero di aver creato un Dio?”. “Si”, disse l’Indù, “le mie mani hanno creato questo Dio di pietra, e la mia devozione Gli ha dato vita. Se credi in un Dio senza forma e non hai devozione, non Lo hai ancora raggiunto. È molto lontano da te. Il mio Dio è davanti a me; il tuo Dio è lontano da te”.

Come dice la Bibbia: “Dio è amore”. Se si può trovare Dio in qualche luogo, si può trovare nel cuore dell’uomo. E quando Lo si trova? Quando il cuore è risvegliato alla compassione, all’amore, alla devozione.

La coppa magica - 5 Febbraio 2018 - Visalat Day

La relazione che esiste tra Murshid e mureed è così sottile e così delicata che solo poche persone possono comprenderla. Per chi non la conosce non è nulla; per chi la conosce, è tutto. La luce delle stelle e dei pianeti che vediamo corrisponde alla luce a cui sono ricettivi. E dal momento che la relazione tra Murshid e mureed è connessa con la luce, anche la natura di questa relazione è simile a quella tra le stelle e i pianeti.

Nella comprensione c’è la prova dell’amore, c’è la prova dell’unità, c’è la prova del legame, quando si incomincia a sentire quello che ci aspetta.

Non appena il cuore di un mureed incomincia a comprenderlo, automaticamente si trasforma in una coppa, una coppa magica che diventa sempre più grande. E la luce e la vita come un sacramento la riempiono, e rimane sempre un posto da riempire.


Message papers 28/7/1925


Mentre beviamo le parole di Murshid nella profondità del nostro essere, possa la nostra comprensione per il suo amorevole esempio e instancabile sacrificio svuotare tutte le tracce di sè dalla magica coppa del nostro cuore.

Possa questa akasha sempre crescente diventare sempre più ricettiva alla luce, alla vita e all’amore di Dio, alla guida costante di Murshid e all’appello divino del Messaggio.

Possa il legame di comprensione crescere tra tutti coloro che sentono l’appello, consentendoci di illuminare e ravvivare l’un l’altro e il mondo intorno a noi in una amorevole dedizione al Messaggio divino di Libertà Spirituale.

5 Febbraio 2018 - Visalat Day

Nuria e Nawab

I quattro sentieri che conducono a Dio ( prima parte)

C’è un sentiero che può essere chiamato la via dell’intellettuale. Quando una persona si è sollevata al di sopra della sua intellettualità è allora che può essere chiamata una persona intelligente. Perché c’è una differenza tra l’intellettuale e l’intelligente. Una persona intellettuale è quella che ha raccolto conoscenza dalle impressioni, dagli studi; ed è il re del dominio del suo intelletto. Quello che ha imparato, quello che ha studiato, quello che ha sperimentato, lo ha conservato nel libro della sua mente; e questo è il suo mondo. Ma lo imprigiona in un orizzonte limitato di conoscenza, ed è l’elevarsi oltre questa conoscenza che può essere chiamato intelligenza. 

Tuttavia è la persona intellettuale che è capace di essere intelligente; l’intelletto è una copertura sull’intelligenza, e quando questa copertura viene tolta allora una persona diventa intelligente. Intelligente è chi percepisce da solo, chi impara da solo, chi comprende da solo, chi riconosce le cose da solo, che dentro di sé è contemporaneamente un allievo e un maestro. Una volta che una persona si è elevata oltre i confini della sua conoscenza limitata, allora la conoscenza più alta incomincia ad arrivarle da sé. Incomincia ad imparare di più in un attimo di quanto una persona intellettuale imparerebbe dopo aver letto tutti i libri nella biblioteca per molti anni. Quando una persona intelligente ha raggiunto la conoscenza delle leggi nascoste della natura, incomincia a vedere una strada aperta verso una conoscenza più alta. 

Il suo ragionamento cambia la sua natura; diventa l’essenza della ragione. Non vede le cose tramite la ragione che ha appreso dal mondo, ma incomincia a vedere la ragione di tutte le ragioni che è coperta dal ragionamento ordinario. L’uomo nasce intelligente; è successivamente che copre la sua intelligenza ed è felice di chiamarla intelletto. Allora viene riconosciuta come una persona istruita, e pensa di aver acquisito una certa conoscenza, ma è a questo punto che rende limitata la sua intelligenza. E finché la sua intelligenza è limitata, non può vedere oltre ciò che vede. C’è un tempo nella vita di una persona in cui impara, e c’è un tempo in cui lei stessa è conoscenza. Ed è nel momento in cui l’anima diventa la conoscenza stessa che incomincia ad avere barlumi delle leggi nascoste della natura; e questa illuminazione può svilupparsi al punto che una persona vede tutta la manifestazione chiaramente e pienamente nella luce dell’intelligenza.

Il Corano dice: “Dio è la luce dei cieli e della terra”; e se c’è una scintilla di Dio che si può trovare nell’uomo, è la sua intelligenza. Naturalmente, quindi, quando questa luce divina che è nascosta nell'uomo divampa e sfolgora alta, illumina il suo sentiero verso la perfezione.

Il secondo sentiero verso la perfezione è il sentiero della rettitudine, del dovere, delle buone azioni.

Una persona potrebbe non essere intelligente, ma coscienziosa in quello che fa e in quello che dovrebbe fare, usando sempre la sua buona volontà per compiere una buona azione. E così facendo soddisfa quella legge di armonia che automaticamente eleva la sua anima alla perfezione. Molto spesso ci si interroga su amici o parenti che si pensa che siano la bontà stessa, essendo le loro azioni virtuose, e tuttavia essi non sembrano mai mostrare alcuna tendenza verso la religione o la meditazione; e poi spesso si pensa che peccato sarebbe se non arrivassero alla perfezione spirituale. Ma è assolutamente possibile che arriveranno a quella perfezione prima del cercatore spirituale che si dà molto da fare per questo e conclude poco; prima di una persona che parla troppo di cose spirituali e sa poco; prima di chi si aggrappa a segni esteriori di religione e spiritualità. Solamente con le sue azioni virtuose, con le sue buone azioni, quella persona raggiungerà la meta. Potrebbe non saperlo, ma lavorerà automaticamente, perché ha intrapreso il sentiero della rettitudine che sicuramente la condurrà alla perfezione. 

(continua)






Acquietare la mente da: "Roseto d'Oriente"

Prima che si possa comprendere l'utilità di acquietare la mente si deve prendere in considerazione la discrepanza tra avvertire che la mente sia acquietata e avvertire che il corpo non sia acquietato. La vita non è nient'altro che un'attività in tutte le cose. L'inattività del corpo gli sottrae vigore e forza; i muscoli non hanno possibilità di svilupparsi; la persona pigra, inattiva, soffre sempre di cattiva digestione o di indisposizioni simili. Allora come può essere che quando la mente viene resa quieta non subisca una perdita di vigore e forza? Acquietare la mente non inebetirebbe una persona? Se si deve sviluppare la voce, la si deve usare cantando esercizi ed eseguendo determinate pratiche; se i muscoli devono svilupparsi, devono essere usati. Allora come può creare potere della mente acquietare la mente?

In questa obiezione c'è una grande verità. Acquietare la mente la inebetirebbe e la renderebbe priva di forza, la persona non comprenderebbe il segreto della vita, la legge della vita. È vero che nella vita sul piano fisico i nostri esercizi e l'attività della giornata devono lasciare il posto al riposo, al benessere, e al sonno durante la notte. Se il nostro corpo non riceve quel riposo, non potrà mai essere in piena forma. Abbiamo bisogno più di riposo che di attività; abbiamo bisogno più di sollievo che di fatica; e se non li otteniamo la nostra salute va fuori equilibrio. Perciò ne consegue che proprio come è necessario per il corpo avere ristoro e riposo dopo una fatica, così è necessario per la mente avere riposo e pace dopo aver pensato e lavorato.

Infatti, la mente è costituita di elementi più fini, mentre il corpo è fatto di elementi più grossolani, e questo produce una grande differenza nell'attività. Più alto è il piano di esistenza, più si è attivi; più basso è il piano, meno sono le attività. Questo è il motivo per cui la mente è naturalmente più attiva del corpo. Dunque, se dopo una fatica è necessario il riposo, quanto più questo si applica alla mente che al corpo! Di solito riposiamo il corpo quando vogliamo, ogniqualvolta le circostanze ce lo permettono; ci mettiamo comodi su un divano o in una poltrona dopo essere tornati dall'ufficio o dal lavoro, e di notte ci rilassiamo e ci addormentiamo; ma quando concediamo riposo alla mente? 

Il riposo per la mente è necessario quanto il riposo per il corpo, e tuttavia teniamo sempre la mente in azione. La mente è costantemente al lavoro anche se il nostro corpo riposa. Anche se il corpo dorme, la mente produce sogni, ed è costantemente al lavoro. Molte persone stanno al lavoro tutto il giorno, durante il quale la mente non è meno impegnata col lavoro sul piano fisico del corpo, perché la mente lavora con il corpo; e lavorano ancora con la mente per tutta la notte. Il corpo ha riposo e ristoro, ma non la mente. Persino in una poltrona stanno ancora immaginando, stanno ancora lavorando con la mente. 

La mente non ha tempo libero; forse è turbata, o sta facendo progetti, o pensa ai conflitti e alle preoccupazioni di cui la vita è così piena. Non c'è quasi mai un attimo in cui la mente è a riposo, tranne quando la natura le concede riposo perché è troppo esausta per lavorare ancora. La mente dice: " Farò una bella dormita". E anche se dorme soltanto due ore, tuttavia si sveglia con una tale, gioia e forza che tutto il mondo sembra nuovo. Se ci sono stati dei sogni, si può solo dire che si è stati addormentati, ma non ci si sente riposati, perché quella parte del proprio essere non ha avuto alcun riposo.

Tutto ciò dimostra la grande necessità pratica per la mente di essere a riposo, per la mente di essere acquietata. Coloro che rendono un principio il fatto che il lavoro sia sempre una cosa consigliabile sono unilaterali. L'equilibrio consiste nel rendersi conto che lavoro e riposo sono ugualmente necessari per una buona salute, sia fisica che mentale.

L'attività del corpo a volte è mantenuta sotto il controllo dell'uomo, ma l’uomo non tiene sotto controllo l'attività della mente. Questo non è perché non può farlo; è perché non ci ha mai pensato. Non ci si ferma mai a chiedersi: " Perché stavo pensando? C'era qualche scopo in questi pensieri ansiosi, inquieti? Non è perché si è solo permesso alla mente di andare ovunque volesse? Mentre sto seduto tranquillamente su una sedia, i pensieri non erano attivi con cose che non hanno nulla a che fare con la mia vita, con cose che non hanno la minima importanza né per me stesso né per qualcun altro? Era solo uno spreco di energia". 

Più si permette alla mente di procedere senza uno scopo, più è probabile che diventi un veicolo o una macchina, che ogni sorta di influenze intorno a lei di altri esseri umani o di altri spiriti useranno invece del suo proprietario. Se chi usa quella mente è una persona ragionevole, allora forse potrebbe agire correttamente, ma altrimenti l'attività della mente è sprecata. In ogni caso non sarebbe il compimento dello scopo della sua vita. Questo scopo è imparare la padronanza di sé, non essere un veicolo che altri possano usare. Chi non dirige la propria mente manca di padronanza. 

Tutto questo dimostra che la primissima lezione che il mistico impara nella vita è addestrare la mente. Non ad acquietare la mente: quello viene dopo. La prima cosa è addestrarla, controllarne le attività. Questo è illustrato nelle parole "immaginazione" e "pensiero". A volte usiamo la parola pensiero quando dovremmo usare la parola immaginazione; a volte immaginazione quando dovremmo usare pensiero. Entrambe sono forme diverse di attività della mente.

Nel primo caso, l'immaginazione, l'attività della mente è incontrollata, senza la nostra intenzione, e non è diretta verso un certo scopo. Una persona potrebbe essere fantasiosa, e le sue immaginazioni potrebbero sembrare dei bei fiori. Ma se non c'è uno scopo, i fiori sono inutili per la pianta; che queste belle cose siano state prodotte non è un merito, perché non si sa da quale fonte le immaginazioni siano venute. 

Ma nel caso del pensiero, questo è un'immaginazione che viene diretta; è un'attività controllata della mente. Questa è la ragione per cui una persona riflessiva non può essere chiamata fantasiosa, né possiamo chiamare riflessiva una persona fantasiosa. Riflessiva è la persona la cui mente è diretta dalla sua volontà, quella la cui mente realizza le sue intenzioni, quella la cui mente è sotto il controllo della sua intenzione.

L'immaginazione potrebbe essere molto bella oppure l'esatto opposto; potrebbe essere giusta o potrebbe essere sbagliata. Molte persone che vengono elogiate perché sono fantasiose in realtà potrebbero essere al primo stadio di follia. Solo chi ha controllato l'attività della sua mente ha dato al mondo pensieri profondi. 

Chi ha una mente che lavora meccanicamente come una macchina, o che riflette semplicemente l'attività di chi lo circonda, potrebbe sembrare un essere vivente, ma il mistico si esprimerebbe in modo diverso: perché finché una persona non ha ottenuto padronanza sulla sua mente, finché non si eleva al di sopra di questa attività, dato che è un potere dominante, non è una vera persona. 

Quando riflettiamo su questa cosa, scopriamo che tutte le cose che vengono realizzate in questo mondo vengono realizzate con il potere della mente. Come è scritto nel Vedanta: "Il mondo è la creazione della mente di Brahma". Cioè, è il pensiero del Creatore che ha creato il mondo. 

E se è il pensiero del Creatore che ha creato questo mondo, allora noi stessi non siamo per niente lontani da Lui. L'anima di un uomo è lo spirito del Creatore, e quindi ha dentro di sé lo stesso potere di creare col potere della mente che ha il suo Creatore. Qualunque cosa l'uomo crei nella scienza, nell'arte, nei prodigi e nel fare miracoli, nella poesia, nella musica, nella pittura, tutto ciò che dà origine a qualcosa, viene realizzato con il potere della mente. 

Che cos'è l'uomo? La sua anima non è sostanza divina? La stessa parola uomo viene dal Sanscrito 'Manu', che significa mente. L'uomo è quello che è la sua mente, quello che pensa: " Come un uomo pensa nel suo cuore, così è ". Anche il futuro, come il passato, è quello che pensa, perché lui stesso diventa l'immagine dei suoi pensieri. Dio ha creato l'uomo a immagine dei suoi pensieri. Se c'è un sé di cui si può dire:" Questo è un uomo", è la mente. Le tre parole Sanscrite Mana, Manu, Manusha mostrano che l'uomo è la sua mente, è il prodotto della sua mente, ed è anche colui che controlla l'attività della mente. Se non controlla la sua mente, non è un padrone ma uno schiavo. Spetta alla sua mente se sarà padrone, e se sarà schiavo. È uno schiavo quando non si cura di essere padrone; è padrone se vuole essere un padrone. 

La padronanza non consiste meramente nell'acquietare la mente, ma nel dirigerla verso qualsiasi obiettivo desideriamo, nel permetterle di essere attiva quanto vogliamo, nell'usarla per realizzare il nostro scopo, nel fare in modo che sia quieta quando vogliamo acquietarla. Chi è arrivato a questo ha creato il suo paradiso dentro se stesso, non ha bisogno di attendere un paradiso nell'aldilà, perché lo ha prodotto ora dentro la sua stessa mente. 

C'è una storia di un murshid e un mureed. Il mureed disse:" O Maestro, vorrei vedere il paradiso". Il maestro disse:" Si, questo è il modo in cui devi meditare per vedere il paradiso". Allora il mureed andò e lo fece; ma la visione del paradiso che ebbe non era come veniva descritto nelle scritture, un luogo in cui non si gode di nient'altro che comodità e lusso, latte e miele, saloni di marmo e tuniche bianche, splendide gemme e gioielli, ghirlande di fiori, e l'ondeggiare delle palme. Non riuscì a vedere nessuna di queste cose, e si chiese:" Forse il mio murshid mi ha mostrato un paradiso sbagliato, o i profeti hanno trasmesso un messaggio sbagliato nelle scritture?". 

Perciò ritornò dal suo maestro dicendo: "Ora vorrei vedere l'inferno." Il Maestro disse:" Si, questo è il modo in cui devi meditare per vedere l'inferno". E allora il mureed lo fece, e vide in una trance che questo luogo c'era effettivamente ma non c'erano né fuoco, né serpenti, né spine, né torture, né piccoli demoni, né fiamme come era stato descritto alla gente per secoli. Perciò non riusciva a capire se la sua visione era giusta o sbagliata. Allora ritornò dal maestro e disse: " Ho visto questo: non ho visto in paradiso le cose che sono state promesse, né all'inferno le cose che hanno raccontato che ci sono là".

" Oh, disse il maestro, tutte le cose promesse per l'aldilà dovrai portarle là da qui. Non sono tenute pronte per te; dovrai portarle con te. Se porti con te dei dolori, li troverai là. Se porti odio, lo troverai là. La tua mente è simile a un disco di un grammofono, e se usi una voce aspra, lo strumento produce una nota aspra; se usi parole e toni belli, canterà parole e toni belli. Produrrà la stessa registrazione che hai sperimentato nella vita. In verità non devi aspettare fino a dopo la morte per sperimentarlo; lo stai sperimentando anche ora".

Ogni cosa viene riprodotta davanti a noi ora, se la ascoltiamo e la percepiamo. Ogni parola o ogni azione buona o cattiva, viene riprodotta davanti a noi, anche se sembra come in un sogno. 

Se osservassimo la vita profondamente vedremmo quanto questo sia vero. Gioia, dolore, amore dipendono tutti dal nostro pensiero, dall'attività della nostra mente. Se siamo depressi, se siamo disperati, è ancora l'attività della nostra mente; la nostra mente lo ha preparato per noi; e se siamo gioiosi e felici, e tutte le cose sono piacevoli per noi, anche questo è stato preparato per noi dalla nostra mente. È soltanto quando la nostra mente lavora senza controllo che infelicità, sofferenza, preoccupazione, dolore o qualunque cosa proviamo arriva senza la nostra intenzione. Nessuno potrebbe desiderare di creare per se stesso un inferno, tutti per se stessi creerebbero un paradiso se potessero; e tuttavia quanti permettono alla loro mente di creare queste cose per loro, a dispetto della loro intenzione. 

Il controllo dell'attività della mente nel linguaggio dei mistici è chiamato concentrazione. Il significato di questa parola spesso non è inteso nel modo giusto. La gente tende a pensare che concentrazione significhi soltanto chiudere gli occhi. Ma si possono chiudere gli occhi per ore, e i pensieri possono continuare ad andare avanti come in un film. La gente non è mai ferma, mai in pace; ansia e sofferenza non scompaiono solo perché si chiudono gli occhi. É la concentrazione che li fa sparire. La concentrazione è un'attività della mente nella direzione desiderata; il nostro desiderio detta in quale direzione la mente deve essere attiva; la mente agisce secondo i nostri desideri. 

Come sia difficile farlo lo sa bene chi ha tentato di farlo. Non appena la mente è quieta e inattiva incomincia a saltare e sfuggire al controllo. Corre in ogni direzione tranne che in quella che vogliamo. La tratteniamo; lei sguscia via. Finché non si incomincia a tentare di concentrarsi non si vede quanto la mente sia incontrollabile e indisciplinata. 

Questa verità è molto ben rappresentata nella storia tratta dal Ramayana, il grande testo sacro Indù, che narra dei due figli di Rama, Lahu e Kusha. Il mito spiega la condizione della mente umana paragonandola a un cavallo indisciplinato. Non corre sempre qua e là? Non somiglia a un cavallo selvaggio che corre da un posto all'altro, sempre più lontano ogni volta che pensiamo di poterlo toccare? Quando una persona dice a se stessa:" Non penserò a niente" non sopraggiungono migliaia di pensieri? Questo dimostra che la sua natura è come quella del cavallo indocile, che occorre abilità per tenerlo sotto controllo.

La chiave del problema del controllo della mente, la chiave della concentrazione, ci viene data dal nostro fratello maggiore, il murshid tra i Sufi, il guru tra gli Indù, che è un maestro che ha esperienza col cavallo, avendolo addestrato e dominato. Dice: " Se non hai l'amico giusto, forse avrai successo nel catturare il cavallo, e forse non l'avrai. Ma se conosci il modo giusto di approcciarti per catturarlo, non ci vorrà molto tempo per farlo." 

È questo il motivo per cui è necessario avere un metodo di concentrazione. I mistici, gli yogi, i fachiri, gli asceti, hanno un metodo; e imparando quel metodo si acquisisce la concentrazione facilmente. Quando la mente è sotto controllo e trasformata in uno strumento, completamente in mano nostra, che lavora come desideriamo noi, allora possiamo acquietarla. 

Il beneficio di acquietare la mente è ancora più grande. Se si cogliesse il beneficio della quiete perfetta, anche soltanto del corpo! 

Vediamo un simbolo di questa quiete nelle statue del Buddha, o di Krishna, o in altri idoli. Che effetto ha! Paragonatelo all'effetto di una persona che arriva in nostra presenza ed è sempre attiva, che si sfrega le mani, che non sta mai ferma, che alza le spalle, che fa delle smorfie, che picchietta sul tavolo, che si gratta, che si agita in un modo o in un altro. Non rende agitati anche noi? Tutta l'atmosfera viene turbata. Perché? Perché c'è un'intensa attività della mente che ha il suo effetto sul corpo. Il corpo e la mente sono entrambi in una condizione irrequieta, che si ripercuote su tutti i presenti, perché produce agitazione in tutta l'atmosfera. Possiamo non essere consapevoli che è così, ma inconsapevolmente ci sentiamo turbati. 

Il grande benessere che si riscontra dopo essersi svegliati da un sonno profondo non può essere paragonato a nient'altro al mondo; ma più di questo, il mistico vede nel sonno il simbolo di un importante stato mistico. 

Rumi, il maestro Sufi Persiano, dice: " O sonno, in te trovo la beatitudine divina. Fai dimenticare ai pazienti la malattia; fai dimenticare ai re per un momento che sono in un palazzo; fai dimenticare ai prigionieri per un momento che sono in prigione. Che beatitudine, che gioia della beatitudine quando l'anima è liberata da queste limitazioni, dalla presenza dei diversi aspetti della vita che la tengono prigioniera!"

Il sonno è il momento in cui l'anima è libera. Questa è la ragione per cui il sonno profondo è uno stato tanto importante per il mistico. In Oriente dicono: " Quando una persona dorme non svegliarla; farlo è un grande peccato". In Occidente ovviamente non possono dirlo, perché se non vanno al lavoro la mattina, poi che succede? Sarebbe un grande peccato non svegliarla. 

Come c'è benessere, gioia e un segreto così grande di pace celeste durante il sonno profondo, così ci sono una gioia, una pace, un'ispirazione più grandi quando la mente è acquietata. La mente è così simile all'acqua che i nostri poeti la chiamano sempre il mare, l'oceano. La natura dell'acqua è tale che quando vi guardiamo dentro vediamo il nostro volto, la nostra stessa immagine riflessi in essa. Se l'acqua non è calma, il viso non è chiaro; quando l'acqua è calma tutto ciò che si riflette in essa è chiaro. Lo stesso è per la mente. Quando la mente è acquietata sente quello che un'altra persona dice, può riflettere su qualsiasi cosa veda; e quando si è sufficientemente evoluti la mente può sentire anche quello che viene detto dall'altra parte; anche quello che Dio dice dal cielo.

Quindi sono coloro che hanno raggiunto innanzitutto la quiete nella loro vita, che hanno reso possibile alle orecchie del loro cuore ascoltare la Parola di Dio. E che atmosfera possono produrre simili persone, che effetto ha la loro presenza! È più di una guarigione, più di una medicina. E un uomo con una mente perfettamente quieta, rilassata, e riposata risolleverà immediatamente un altro che sta attraversando difficoltà, irrequietezza o dolore, o un problema di salute, angoscia o preoccupazione. La sola presenza di una persona che abbia una mente quieta trasmette speranza, ispirazione, comprensione, forza e vita. Tutte le qualità celesti fluiscono così tranquillamente e liberamente dalla persona la cui mente è acquietata che le sue parole, la sua voce, la sua presenza, tutto produce una reazione sulla mente degli altri; e quanto acquieta la sua mente, tanto la sua sola presenza diventa guaritrice.

Acquietare la mente II parte da (In un Roseto d'Oriente )

Se chi usa quella mente è una persona ragionevole, allora forse potrebbe agire correttamente, ma altrimenti l'attività della mente è sprecata. In ogni caso non sarebbe il compimento dello scopo della sua vita. Questo scopo è imparare la padronanza di sé, non essere un veicolo che altri possano usare. Chi non dirige la propria mente manca di padronanza. 

Tutto questo dimostra che la primissima lezione che il mistico impara nella vita è addestrare la mente. Non ad acquietare la mente: quello viene dopo. La prima cosa è addestrarla, controllarne le attività. Questo è illustrato nelle parole "immaginazione" e "pensiero". A volte usiamo la parola pensiero quando dovremmo usare la parola immaginazione; a volte immaginazione quando dovremmo usare pensiero. Entrambe sono forme diverse di attività della mente.

Nel primo caso, l'immaginazione, l'attività della mente è incontrollata, senza la nostra intenzione, e non è diretta verso un certo scopo. Una persona potrebbe essere fantasiosa, e le sue immaginazioni potrebbero sembrare dei bei fiori. Ma se non c'è uno scopo, i fiori sono inutili per la pianta; che queste belle cose siano state prodotte non è un merito, perché non si sa da quale fonte le immaginazioni siano venute. 

Ma nel caso del pensiero, questo è un'immaginazione che viene diretta; è un'attività controllata della mente. Questa è la ragione per cui una persona riflessiva non può essere chiamata fantasiosa, né possiamo chiamare riflessiva una persona fantasiosa. Riflessiva è la persona la cui mente è diretta dalla sua volontà, quella la cui mente realizza le sue intenzioni, quella la cui mente è sotto il controllo della sua intenzione.

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